Champagne e metodo classico, se lo servi così stai facendo tutto bene

Champagne e metodo classico: come degustarli al meglio evitando gli errori più comuni

Champagne e metodo classico: come degustarli al meglio evitando gli errori più comuni

Simone Bovolenta

s.bovolenta@bovo.it

17 Dicembre 2025

Dalla scelta della bottiglia alla corretta apertura e degustazione: i consigli degli esperti per valorizzare Champagne e metodo classico, evitando errori comuni a tavola

Nel panorama delle bollicine di pregio, Champagne e vini metodo classico rappresentano due eccellenze riconosciute a livello mondiale, ma spesso accompagnate da errori comuni nella loro apertura e degustazione che ne compromettono la qualità. A fare chiarezza e fornire consigli pratici è Joey Kleinhans, managing director di Sommelier Capital Advisors, la cui esperienza conferma quanto sia fondamentale rispettare alcune regole per godere appieno di queste bevande pregiate.

Come aprire correttamente una bottiglia di Champagne

Contrariamente alle immagini cinematografiche che mostrano bottiglie di Champagne stappate con un colpo secco e il tappo che vola via, questo gesto rappresenta un errore da evitare. Kleinhans sottolinea che lasciare andare il tappo di sughero troppo in fretta è il più grave sbaglio, poiché il rilascio improvviso della pressione fa disperdere rapidamente l’anidride carbonica residua, compromettendo la vivacità delle bollicine e la loro risalita nel bicchiere.

Il metodo ideale prevede un’apertura controllata: la bottiglia deve essere inclinata, tenendo il tappo con fermezza per modulare la fuoriuscita del gas. Il solo suono udibile dovrebbe essere un leggero sibilo, segno che la pressione è stata rilasciata gradualmente e con rispetto per la struttura del vino.

Champagne e metodo classico: come degustarli al meglio evitando gli errori più comuni
Champagne e metodo classico: come degustarli al meglio evitando gli errori più comuni

Il bicchiere giusto per valorizzare aromi e sapori

Un altro errore molto diffuso è l’utilizzo di calici lunghi e stretti, tipici delle rappresentazioni visive di Champagne. Sebbene questi bicchieri evidenzino la risalita delle bollicine e il colore del vino, sono poco adatti a cogliere la complessità olfattiva della bevanda. L’esperto consiglia invece di preferire calici trasparenti, di forma allungata ma con un’ampia apertura, simili a quelli usati per i vini bianchi fermi.

Questa conformazione consente di apprezzare pienamente gli aromi, sia con il naso che con il palato, e di osservare la superficie del liquido, che deve essere ampia e visibile. Escludere l’olfatto significa privarsi di un elemento fondamentale della degustazione, compromettendo l’esperienza complessiva.

Scegliere lo Champagne giusto per ogni occasione

Sul tema della selezione della bottiglia, Kleinhans ricorda che la qualità deve sempre essere il criterio principale, più del prezzo, che può variare da 15 fino a 500 euro o più. Esistono numerose tipologie di Champagne, e ognuna si adatta a un’occasione specifica. Una bottiglia scelto per celebrare un matrimonio, per esempio, richiede uno standard qualitativo elevato, mentre per una cena informale si può optare per una qualità diversa, pur sempre di livello.

Metodo classico e differenze tra Champagne, Franciacorta e Prosecco

Per comprendere appieno l’universo delle bollicine, è utile distinguere lo Champagne dai vini spumanti italiani come il Franciacorta e il Prosecco. Tutti e tre rientrano nella categoria degli spumanti, ma si differenziano per metodo di produzione, vitigni e area geografica.

Lo Champagne è prodotto esclusivamente con il metodo classico (chiamato anche metodo champenoise), un processo lungo e complesso nato in Francia nella regione omonima e sviluppato dal monaco Dom Pérignon. Questo metodo prevede una seconda fermentazione naturale in bottiglia, che genera le bollicine caratteristiche e conferisce complessità olfattiva con note di lievito e pane.

Il Franciacorta, prodotto nella regione lombarda, utilizza anch’esso il metodo classico, con vitigni Chardonnay, Pinot Nero e talvolta Pinot Bianco. Le sue tipologie variano dal base al Riserva, con periodi di affinamento che possono superare i 60 mesi. È un prodotto di alta qualità che spesso viene paragonato allo Champagne, pur mantenendo la propria identità territoriale.

Il Prosecco, invece, è ottenuto principalmente con il metodo Martinotti (o charmat), dove la fermentazione avviene in autoclave e più rapidamente, preservando i profumi primari delle uve, in particolare della Glera, il vitigno utilizzato in almeno l’80% della composizione. Proprio per questo motivo, il Prosecco si caratterizza per freschezza e vivacità piuttosto che per complessità aromatica.

I vitigni dello Champagne e le zone di produzione

Lo Champagne si distingue anche per l’uso combinato di tre vitigni: Pinot Nero, che conferisce struttura e complessità; Chardonnay, che apporta finezza e acidità; e Pinot Meunier, che intensifica gli aromi e la morbidezza. La regione è suddivisa in cinque aree con vocazioni specifiche per ciascun vitigno, influenzando lo stile finale del prodotto.

 

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