Milano, 15 gennaio 2026 – «Il movimento è il cuore del mio lavoro. Da lì nascono tutte le collezioni». Così, ieri pomeriggio in via Sant’Andrea, la stilista Alessandra Ferrari ha dato il via alla presentazione della sua nuova linea primavera-estate. Un debutto che, per chi segue da vicino la scena della moda milanese, segna una svolta chiara: l’abito non è più solo un oggetto da guardare, ma un corpo vivo che si muove insieme a chi lo indossa e al mondo intorno.
Quando il movimento racconta l’abito
«Mi interessa capire come un tessuto accompagna i gesti, le posture, il passo di una persona», ha raccontato Ferrari davanti a una sala piena di giornalisti e compratori stranieri. Più che tecnica, la sua è una visione quasi sentimentale: «Non basta che un capo sia bello appeso a una gruccia o sfilando in passerella. Deve stare al fianco di chi lo sceglie nella vita di tutti i giorni, magari sorprendendo durante una corsa o una camminata veloce». Questo legame con il movimento è qualcosa che Alessandra coltiva fin dai suoi primi passi nel mondo della moda, quando lavorava come assistente in alcune maison francesi agli inizi degli anni Duemila. Solo allora ha capito quanto la rigidità di certi abiti fosse “fredda” e lontana dalla realtà quotidiana.
Tessuti elastici e tagli asimmetrici: il nuovo volto della moda
Guardando i modelli sfilare – l’appuntamento era alle 18.30 al civico 12 di quella storica via milanese – si nota subito la scelta netta per i tessuti elastici e le linee asimmetriche. Pantaloni che si allargano sul fondo per muoversi con facilità, gonne leggere che ondeggiano al minimo soffio d’aria, giacche destrutturate senza cuciture rigide. «Non esistono corpi standard», ha confidato la designer. «La bellezza sta proprio nella diversità dei movimenti». Questo approccio le ha portato nelle ultime stagioni sempre più attenzione da riviste come Vogue Italia e dal settimanale inglese Dazed, che a settembre le ha dedicato un approfondimento sulle nuove frontiere europee della moda.
Il pubblico: tra curiosità e applausi
La sala — pareti bianche e pavimento in legno chiaro — si è riempita in pochi minuti, tra le 18.15 e le 18.25. Tanti giovani studenti dell’Istituto Marangoni, arrivati apposta per vedere quella che qualcuno definiva più un “esperimento” che una sfilata tradizionale. A fine presentazione si scambiavano commenti sottovoce: «Colpisce come certi dettagli prendano vita solo quando ci si muove», raccontava Marco, 22 anni, studente di design del prodotto. Dalla Francia invece arrivava il giudizio della giornalista Amélie Dupont: «Qui il movimento non è solo un concetto detto a parole: si vede davvero negli abiti».
Un segnale forte alla moda classica
Mettere il movimento al centro significa prendere le distanze dalle forme più rigide viste ultimamente sulle passerelle. «Non penso solo a cosa accade durante la sfilata, ma a come gli abiti vivono fuori dalla passerella, per strada», ha sottolineato Ferrari rispondendo a una domanda di Anna Bonetti de La Repubblica. Nei mesi scorsi aveva già fatto parlare di sé con una capsule collection dedicata ai pendolari della metropolitana milanese, fatta con fibre tecniche riciclate e tagli modulari. «Raccontare il corpo in movimento — ha ribadito — vuol dire anche ascoltare chi non può mai fermarsi».
Materiali studiati nei minimi dettagli
Secondo il team dietro la stilista, molte ore sono andate nella scelta dei materiali e nei test in laboratorio. «Abbiamo lavorato con fornitori italiani specializzati in tessuti dinamici», spiega Marta Leoni, responsabile produzione del brand. La priorità? Fare in modo che «ogni capo si adatti ai movimenti più comuni: chinarsi a raccogliere qualcosa, salire in metro all’ultimo momento o cambiare passo senza sentirsi ingabbiati». Dati interni mostrano come il 70% delle richieste arrivi proprio da chi cerca comodità durante il movimento.
Milano laboratorio di stile e innovazione
La città vive un fermento particolare. Tra traffico lento in via Montenapoleone e vetrine sempre nuove ogni stagione, stilisti come Alessandra Ferrari — ma anche nomi emergenti come Duno e Seme — stanno riscrivendo le regole della moda legandola alla vita vera di tutti i giorni. Il movimento diventa lo spunto per rinnovare materiali e forme, riportando l’abito a misura d’uomo.
Eppure la vera sfida — ammettono molti esperti del settore — resta quella di “portare il movimento fuori dai salotti”. Per strada insomma. Dove ogni abito deve davvero dimostrare di seguire chi lo indossa ogni giorno, lontano dai riflettori.