Milano, 15 gennaio 2026 – La storia della Serenatella di patate affonda le radici nel cuore degli anni Venti a Milano. Nel primo numero della rivista La Cucina Italiana, datato 15 dicembre 1929, comparve una ricetta destinata a durare nel tempo. Uno scrigno di patate ripieno di carne, uova e un sugo denso che conquistò subito i palati cittadini. Oggi, quasi cento anni dopo, questo piatto è un pezzo dell’immaginario gastronomico nazionale, anche se resta un segreto ben custodito nelle cucine lombarde.
Le origini tra le pagine della rivista e la Milano degli anni ’20
Siamo nell’Italia di fine anni Venti: nelle case milanesi si cucinava con ingredienti semplici, mentre il Paese si avvicinava a una modernità ancora agli albori. È in questo scenario che la Serenatella di patate fece il suo debutto su una delle riviste che più ha segnato i gusti del Novecento. La redazione de La Cucina Italiana, allora guidata da Delia Pavoni, aveva un obiettivo chiaro: raccogliere e raccontare i sapori del territorio in modo semplice e accessibile.
Quella ricetta, pubblicata quasi senza clamore sotto il titolo “Serenatella di patate”, spiegava passo dopo passo come preparare una specie di torta salata con un ripieno abbondante. “Prendete delle patate farinose, lessatele e schiacciatele bene,” recita il testo originale, “poi stendetele in uno stampo imburrato e procedete con gli strati di carne già cotta, uova sode e salsa di pomodoro.” Un piatto completo pensato per un pranzo in famiglia.
Tradizione domestica e variazioni regionali
Da allora la Serenatella è entrata nei ricettari delle nonne milanesi. Ogni famiglia ha messo a punto la sua versione. C’è chi preferiva la carne di manzo; chi invece usava un mix con maiale. Cambiavano i condimenti: qualcuno aggiungeva parmigiano, qualcun altro erbe fresche dall’orto. L’unica certezza? La crosta dorata e morbida di patate che trattiene tutti i profumi del ripieno.
A raccontarlo oggi è Maddalena Ferrari, discendente di una storica famiglia di panettieri della zona Darsena. “La preparava mia nonna la domenica,” spiega mostrando un vecchio quaderno zeppo di appunti. “Profumava tutta la casa. Era un modo per non sprecare gli avanzi della settimana.” Un approccio tipico della cucina lombarda, dove risparmiare è sinonimo di creatività.
Dal passato al presente: identità e nuove letture
Negli ultimi anni la Serenatella di patate è stata riscoperta da chef e appassionati. Lo conferma Davide Oldani, uno dei cuochi che più ha puntato sulla tradizione reinterpretata. “Quello che mi colpisce è la versatilità,” ha detto durante un evento lo scorso autunno. “Oggi la preparo con vitello, uova di quaglia e una salsa più leggera, ma rispetto sempre la struttura originale.” Il piatto compare in qualche menù di trattoria e viene proposto anche in laboratori dedicati ai sapori milanesi.
Fuori dalla Lombardia però resta poco conosciuto. Una ricerca del Centro Studi Gastronomici della Bocconi del 2025 dice che meno del 5% dei ristoranti italiani serve regolarmente piatti ispirati a questa antica ricetta. Molti italiani non ne hanno mai sentito parlare; altri lo confondono con il più famoso gateau napoletano.
Il valore simbolico dello scrigno di patate
Oggi la Serenatella di patate è molto più della somma dei suoi ingredienti. È memoria viva, un gesto familiare che si ripete da generazioni. “Ogni volta che la cucino penso a mia madre,” racconta Carla L., casalinga settantenne di Lambrate. “Era il suo modo per stare insieme.”
Il segreto? Sta forse proprio nel mix tra semplicità e calore domestico. Come spiega lo storico della cucina Paolo Rossi: “Le ricette nate sulle pagine delle riviste diventano davvero patrimonio quando entrano nella vita quotidiana delle persone.” E così lo scrigno di patate, tra carne e sugo denso, continua a raccontare storie a ogni forchettata.