Roma, 16 gennaio 2026 – Una tradizione antica che fa capolino sulle tavole di oggi: carciofo e cicerchia, un ortaggio noto e un legume quasi dimenticato, si uniscono in una minestra che racconta molto più di un semplice piatto. Succede a Roma, tra chi ancora segue – con una certa disciplina ma anche con curiosità – i consigli del celebre Barbanera, l’almanacco che da oltre due secoli accompagna la vita contadina e urbana in Italia. Oggi, il ritorno alla cucina “povera” è anche riscoperta di gesti lenti, stagioni rispettate e prodotti locali.
Carciofo e cicerchia: radici nella storia e nei campi
Chi frequenta i mercati di Testaccio o Trastevere lo sa bene: il carciofo romano – con le sue foglie spesse e quel sapore deciso, quasi terroso – è protagonista da gennaio a maggio. Qui non si butta via niente, racconta Antonella Mastrogiacomo, cuoca in una trattoria vicino a Porta Portese: “I gambi li usiamo per il brodo, le foglie più dure finiscono nel compost. Così faceva mia nonna”. Ma la vera novità è la rinascita della cicerchia, un legume finito ai margini per anni, schiacciato da fagioli e lenticchie. “Adesso la chiedono spesso, forse per curiosità”, spiega Antonella, “ma anche perché c’è voglia di tornare a sapori di una volta”.
L’Associazione Legumi Autoctoni d’Italia conferma: negli ultimi tre anni la produzione di cicerchia è salita del 12%. Merito soprattutto della richiesta crescente di piatti semplici ma ricchi di fibre e proteine vegetali. Fino agli anni ’60 era un alimento comune sulle tavole contadine del Lazio, soprattutto d’inverno.
La ricetta: una minestra di pazienza e attenzione
Niente fretta né ingredienti costosi. La preparazione parte la sera prima: la cicerchia va messa in ammollo per almeno dodici ore, cambiando spesso l’acqua. “È fondamentale”, sottolinea Elisabetta Gregori, nutrizionista dell’Università La Sapienza, “perché così si eliminano quegli alcaloidi naturali che rendono il legume più difficile da digerire”.
Il giorno dopo si va avanti: in una pentola grande si soffriggono uno spicchio d’aglio, una cipolla bianca e due gambi di sedano in olio extravergine d’oliva. Poi entrano i carciofi mondati e tagliati a spicchi (meglio se romani), che si lasciano insaporire qualche minuto. Solo dopo si aggiungono le cicerchie, ben scolate e sciacquate.
“Dopo aver versato circa due litri d’acqua o brodo vegetale,” racconta Antonella, “si lascia cuocere tutto a fuoco basso per almeno un’ora”. Un pizzico di sale grosso, pepe nero se piace e infine una manciata di prezzemolo tritato. Il resto lo fa il calore del piatto servito caldo, magari accompagnato da pane raffermo tostato.
Barbanera: filosofia della semplicità
Il famoso Almanacco Barbanera, pubblicato a Foligno dal 1762, non è solo oroscopi o proverbi popolari. Ogni anno suggerisce cosa seminare e raccogliere mese dopo mese, con ricette nate dalla terra e dalle stagioni. Quest’anno punta molto su quella che definisce la “minestra della pazienza”, come ha detto il redattore Piero Tiezzi durante una diretta social a dicembre: “Mettere insieme carciofo e cicerchia significa rispettare tempi lunghi e ingredienti umili. È forse una risposta a chi cerca il lusso nel piatto quando invece la vera ricchezza sta nei sapori della terra”.
Non mancano i consigli del buon senso: chi soffre di digestione lenta dovrebbe scegliere la cicerchia ben cotta; i carciofi aiutano il fegato – almeno così recita un detto annotato nell’edizione del 1953.
Dal campo alla tavola: una scelta consapevole
Tornare alla minestra di carciofo e cicerchia vuol dire anche dare fiducia alle piccole aziende agricole locali. Nei mercati rionali come Campo de’ Fiori i banchi con cassette piene di legumi secchi stanno tornando a essere affollati. Il prezzo? Circa quattro euro al chilo per la cicerchia coltivata tra Sabina e Umbria; i carciofi variano tra uno e cinquanta centesimi fino a due euro al pezzo, secondo la stagione.
Chi li compra cerca prima tutto delle storie più che delle ricette. “Dietro questi piatti c’è una memoria affettiva,” spiega Graziano Mastrantonio, produttore dell’Agro Pontino. “Ogni minestra racconta una stagione passata nei campi o un pranzo condiviso”.
Tradizione contadina nel piatto di oggi
La ricetta della minestra con carciofo e cicerchia – tramandata dal Barbanera ma rielaborata da mani diverse – non è una moda passeggera. Si prepara con calma e si mangia calda dopo giornate fredde. Ricorda soprattutto che spesso la semplicità è la scelta più vera e autentica. A Roma come altrove.