Milano, 17 gennaio 2026 – «Stagione dopo stagione, lavorare con materiali preziosi ed esclusivi è diventato il vero tratto distintivo di Jacob Cohën. Nel suo naturale percorso creativo, il marchio continua a tenere ben salde le proprie radici». Sono queste le parole di Jennifer Tommasi Bardelle, direttrice creativa del brand, che oggi ha presentato la nuova collezione a Milano. Un evento ormai consolidato nel calendario della moda maschile, che attira un pubblico attento sia alla qualità artigianale sia alle novità.
Jacob Cohën, tra tradizione e ricerca nella nuova collezione uomo
Nel luminoso showroom di via Spartaco, con un’atmosfera sobria e tocchi industriali, sono arrivati buyer e giornalisti da tutta Europa fin dalle prime ore del mattino. In sottofondo, una playlist di jazz leggero accompagnava la vista sui capi appesi: jeans dai lavaggi sofisticati, giacche destrutturate, blazer in lana giapponese. «Lavoriamo – ha detto Tommasi Bardelle – con tessuti scelti direttamente da fornitori storici, spesso piccoli produttori italiani. Perché per noi la qualità parte sempre dalla materia prima».
Da segnalare soprattutto il denim premium, simbolo della casa veneta. Viene trattato con metodi manuali e colorazioni naturali che, secondo il team creativo, mantengono i colori vivi senza rovinare le fibre.
L’azienda ha reso noti i dati sulle vendite del 2025: un aumento del 12% su scala globale rispetto all’anno prima. Un risultato che Jacob Cohën attribuisce proprio alla cura dei dettagli e all’artigianalità. La strategia è chiara: puntare su una filiera corta e su lavorazioni ben visibili anche al cliente finale. Fra i pezzi più apprezzati c’era un pantalone in cotone “pima” – proveniente dal Perù – rifinito a mano a Vicenza. «Così raccontiamo il made in Italy», ha spiegato la direttrice durante un breve giro dedicato agli addetti ai lavori.
Il valore delle radici: la memoria nel denim
L’identità di Jacob Cohën si costruisce anche attraverso piccoli richiami alla storia. Fondato nel 1985 da Tato Bardelle a Pontelongo (Padova), il marchio ha sempre preferito quantità contenute per valorizzare l’unicità dei capi. Alcuni pezzi in mostra riportavano etichette ricamate con date o frasi legate al Veneto. Un modo – ha raccontato Tommasi Bardelle – per «non perdere mai il legame con le nostre origini, anche quando ci rivolgiamo a mercati internazionali come Giappone o Stati Uniti».
Durante la mattinata sono arrivati partner commerciali dalla Francia e buyer di grandi catene europee. Tra i dettagli più osservati ci sono state le cuciture “a nervetto”, le fodere interne in lino naturale e i bottoni smaltati artigianalmente nel padovano. Solo guardando da vicino queste finiture quasi invisibili si capisce quanto ogni stagione sia pensata come una tappa di un percorso continuo.
Innovazione green e sguardo avanti
Tra le novità di quest’anno spicca l’introduzione di processi a basso impatto ambientale. In particolare sono stati presentati jeans lavati con tecniche che riducono del 60% l’uso d’acqua, dati certificati da un controllo esterno. Non si tratta solo di una mossa commerciale: «Oggi il cliente vuole trasparenza», ha ammesso Tommasi Bardelle. Il marchio sta anche sperimentando etichette fatte con fibre di mais e imballaggi riciclabili per lo shop online, cresciuto del 15% nell’ultimo semestre.
Le domande e gli scambi tra gli ospiti sono andati avanti fino all’una circa. Alcuni hanno chiesto dei progetti per nuovi mercati asiatici; altri si sono informati sulle collaborazioni annunciate con artisti locali per capsule collection future. Tutto lascia pensare che la strada scelta – rispetto per la tradizione e attenzione a materiali e processi moderni – rimarrà al centro anche nelle stagioni a venire.
Milano: cuore pulsante del consumatore consapevole
Non è un caso che la presentazione si tenga proprio nel cuore di Milano, città dove i clienti maschili internazionali sanno riconoscere il valore della sartoria e la provenienza delle materie prime. I commessi spiegano senza esagerare i dettagli tecnici dei capi: qui il lusso non si fa notare con clamori ma nelle cuciture precise e nell’aroma delicato dei tessuti appena arrivati.
Intorno alle due lo showroom si è svuotato piano piano. Nei saluti finali si respirava quell’atmosfera tipica delle settimane della moda ma anche un orgoglio artigiano ben radicato. Jacob Cohën punta ancora sul binomio tra radici venete e futuro sostenibile: un equilibrio sottile costruito passo dopo passo.