Roma, 20 gennaio 2026 – Il Teatro Golden di Roma accoglie oggi, alle 18.30, la seconda edizione di un’iniziativa firmata IncontraDonna, l’associazione che si batte per la prevenzione oncologica. Sul palco, a raccontare storie vere, ci sono pazienti oncologici e i loro caregiver. Storie di fatica e resistenza che spesso restano fuori dai riflettori delle cronache mediche, ma che qui trovano finalmente voce davanti a un pubblico attento e coinvolto.
Pazienti e caregiver: storie da ascoltare
Nella sala di via Taranto, non lontano da piazza Re di Roma, l’atmosfera è raccolta. Non c’è spazio per luci abbaglianti o effetti speciali: tutta l’attenzione è per chi convive ogni giorno con il cancro. L’idea nasce da Adriana Bonifacino, presidente di IncontraDonna e oncologa, che spiega così il senso dell’iniziativa: “Abbiamo voluto dare un palco – letteralmente – a chi affronta una sfida enorme ogni giorno. Raccontarsi diventa già una cura”.
Le testimonianze raccolte in questi mesi sono diventate piccoli quadri teatrali, curati dalla regia di Michela Andreozzi. Sul palco ci sono momenti di dolore ma anche lampi di forza che emergono proprio quando tutto sembra più difficile. E davanti a una platea silenziosa, alcune pazienti si lasciano andare: “Parlare qui mi dà forza”, confida Laura (nome di fantasia), quasi sussurrando.
Raccontare per guarire
L’appuntamento non è casuale. Negli ultimi anni, spiega IncontraDonna, “mettere in parole le proprie esperienze” ha dimostrato di essere un pezzo importante nel percorso di cura. “La medicina può fare tanto, ma condividere il proprio racconto aiuta a sentirsi meno soli”, dice Bonifacino. In sala ci sono medici, infermieri e operatori sanitari che ascoltano storie diverse per età e vissuto. Dietro ogni monologo c’è un messaggio chiaro: “Non voglio essere solo un numero o un caso clinico, ma una persona”, confessa Francesca, 49 anni, poco dopo aver lasciato il palco.
Gli organizzatori annunciano che questo format verrà portato in altre città italiane nei prossimi mesi. “Roma è solo l’inizio – anticipa Andreozzi – stiamo lavorando perché questo progetto diventi itinerante”.
Il sostegno delle istituzioni
All’evento romano non mancano le presenze ufficiali. La Regione Lazio ha concesso il patrocinio e il Comune ha fornito supporto logistico. L’assessora alla salute Simona Sorrentino ha preso la parola all’apertura: “Dare voce a chi vive la malattia significa ricordarci che dietro ogni numero c’è una storia umana”. Ha aggiunto: “Prevenzione e supporto psicologico sono due pilastri fondamentali nella lotta contro i tumori”.
Sul palco anche alcuni specialisti dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, chiamati a sottolineare i progressi della ricerca e l’importanza della diagnosi precoce. Secondo i dati del ministero della Salute, nel 2025 in Italia sono state scoperte oltre 395mila nuove neoplasie. Numeri impressionanti che però non dicono tutto sull’impatto nelle vite delle persone e delle loro famiglie.
Un pubblico coinvolto e speranze per il futuro
Tra gli spettatori ci sono parenti commossi, studenti delle scuole medie invitati a riflettere sulla prevenzione, medici di base. La maggior parte ascolta con attenzione: qualcuno prende appunti, altri scambiano sguardi durante le pause tra una scena e l’altra. In prima fila c’è Andrea De Angelis, volontario dell’associazione da quasi dieci anni: “Rispetto all’anno scorso abbiamo coinvolto più giovani – racconta – ed è una bella speranza”.
La serata si chiude con un dibattito aperto al pubblico: domande semplici (“Come si può aiutare chi sta male?”) ma risposte spesso complesse. L’appuntamento successivo potrebbe arrivare già in primavera a Milano o Napoli.
Questa seconda edizione conferma la voglia crescente di mettere al centro la persona e non solo la malattia. Per chi stasera torna a casa dopo aver ascoltato o raccontato sul palco del Golden rimane una sensazione concreta: parlare, raccontarsi e ascoltare restano gesti preziosi anche quando non esistono risposte facili.