Teatro dell’Opera di Roma ricorda il Maestro che ha rivoluzionato l’alta sartoria nell’opera italiana

Sara Gelmini

sgelmini@gelmini.it

20 Gennaio 2026

Roma, 20 gennaio 2026 – Il Teatro dell’Opera di Roma si è stretto oggi attorno al lutto internazionale per la scomparsa di un vero Maestro della sartoria teatrale. Una figura che, come hanno sottolineato i dirigenti dell’ente capitolino, “ha portato l’alta sartoria nel teatro d’opera trasformandola in una forma d’arte vera e propria, lasciando un segno indelebile nella cultura italiana”. La notizia, arrivata nelle prime ore del mattino, ha suscitato emozioni profonde tra artisti, istituzioni e appassionati, ben oltre i confini del mondo dello spettacolo.

Il mondo della cultura piange un gigante

Il nome ancora non è stato reso ufficiale dalla direzione del teatro al momento della pubblicazione. Ma chi conosceva bene il Maestro lo lega indissolubilmente a produzioni storiche andate in scena a Roma dagli anni Settanta a oggi. Dalle prime voci raccolte nella sala stampa di via del Viminale poco dopo le 11, emerge il ricordo di un professionista che sapeva mescolare con maestria “precisione tecnica e fantasia”, come ha confidato con voce rotta dall’emozione una delle sarte più esperte, Lina Carli. Intanto al Teatro squillano senza sosta i telefoni: arrivano messaggi da colleghi di Firenze, Milano e Parigi.

“Ha creato veri e propri abiti-scultura”, racconta il direttore artistico Michele Dall’Ongaro. “Molte sue idee sono diventate un punto di riferimento per generazioni di costumisti”. Ma non era solo questione di tessuti o tagli: il Maestro aveva un rapporto speciale anche con i più giovani. Tra una prova costumi e una sigaretta in cortile spiegava spesso che la sartoria d’arte è “un mestiere che si fa ascoltando”, soprattutto gli artisti e i registi.

Una vita legata al Teatro dell’Opera

Gli archivi del Teatro raccontano che la sua collaborazione iniziò nel 1974. Sono almeno venti le grandi produzioni in cui ha messo mano: da una celebre Carmen firmata Zeffirelli nel 1981 – ancora studiata nelle accademie di costume – fino alla recente Turandot di febbraio 2023, la sua ultima uscita pubblica ufficiale. “Nelle sartorie si respirava aria da bottega rinascimentale”, ricorda Gianni Peruzzi, responsabile attuale dei laboratori. “E lui era il punto di riferimento tranquillo: sempre pronto a risolvere problemi all’ultimo momento con un consiglio o una battuta per stemperare la tensione”.

Non c’è artista passato su quel palco che non abbia almeno un aneddoto personale legato a lui. Dal tenore Placido Domingo (“Quegli abiti mi hanno aiutato a entrare nel personaggio”, confessò nel 2019) alla soprano Anna Netrebko, che sui social ha espresso il suo “profondo dolore per una perdita che tocca tutto il teatro europeo”.

Messaggi dal mondo della moda e delle istituzioni

Il presidente della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma, Francesco Giambrone, ha ricordato come questa perdita ci privi “di uno dei più grandi custodi della tradizione sartoriale italiana applicata allo spettacolo”, sottolineando la capacità del Maestro di fare da ponte tra “la memoria delle botteghe storiche e le nuove esigenze della scena internazionale”. Dalla maison Valentino è arrivato un messaggio firmato Pierpaolo Piccioli: “Se oggi i costumi d’opera sono ammirati come opere d’arte in movimento lo dobbiamo anche a chi ha saputo costruire questo linguaggio artigianale con rigore e poesia”. Parole sentite, non di circostanza. La notizia ha fatto presto il giro anche tra scuole di moda e istituti d’arte romani.

Nel tardo pomeriggio si attende una presa di posizione ufficiale dal Ministero della Cultura. Già in mattinata alcuni assessori comunali hanno fatto visita al teatro per esprimere “vicinanza alle maestranze e agli studenti dei corsi sartoriali”, ha riferito l’ufficio stampa di Piazza Beniamino Gigli.

Un’eredità fatta di passione e lavoro silenzioso

Nel laboratorio sartoriale affacciato su via Torino oggi si respira un’atmosfera sospesa: manichini fermi agli angoli, qualche metro di seta lasciato sul tavolo da taglio, voci abbassate quasi a non voler disturbare. Alle pareti foto ingiallite degli allestimenti più celebri: tracce vive del passaggio di chi “ha insegnato senza mai imporsi”, come ricorda ancora Lina Carli tra pieghe e stoffe.

Il cordoglio non finirà qui – tra messaggi e comunicati – ma durerà nei giorni a venire. Non è esclusa una commemorazione pubblica durante la prossima prima stagionale. Intanto Roma piange uno dei suoi protagonisti silenziosi: un artigiano che con ago, filo e intuizione ha scritto pagine importanti della storia della sartoria teatrale italiana.

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