Roma, 23 gennaio 2026 – In due giorni, più di diecimila persone hanno attraversato la soglia della chiesa di Trinità dei Monti e si sono raccolte davanti alla storica boutique Valentino in piazza di Spagna per dare l’ultimo saluto a Valentino Garavani. Un omaggio silenzioso, quasi commosso, a chi per oltre mezzo secolo ha vestito il mondo con quel rosso inconfondibile e quell’eleganza sobria che lo hanno reso celebre. Da ieri mattina, la città rende omaggio al suo “imperatore della moda” – come lo chiamano amici e addetti ai lavori – lasciando rose rosse e bianche accanto alle vetrine, ora oscurate. Nel tardo pomeriggio, anche la pioggia ha dato tregua a un tramonto tiepido.
Un addio collettivo nel cuore di Roma
La fila era già lunga poco dopo le otto, quando la città faceva fatica a svegliarsi. C’erano volti noti e gente comune, tutti insieme. “Dovevamo esserci, per tutto quello che ha rappresentato,” ha detto Elena, 62 anni, arrivata dall’Appio con la nipote. Ma quello che colpiva davvero era il silenzio rispettoso, gli sguardi scambiati da chi lasciava una rosa o un biglietto – “Grazie maestro”, si leggeva su uno – e chi invece si fermava soltanto un attimo, con il bavero alzato contro l’umidità.
Dai social alle radio locali, da via dei Condotti fino al Campidoglio, Roma ricorda in queste ore Valentino con una serie di iniziative spontanee: dal flashmob degli studenti dell’Accademia di Moda alla raccolta fondi per la ricerca contro il cancro – una causa molto cara allo stilista, racconta l’amico storico Giancarlo Giammetti.
La boutique come luogo della memoria
Sotto le vetrine storiche, tra marmi e persiane chiuse, si sono accumulati decine di fiori. “Ogni volta che passava in negozio si fermava a parlare con noi commessi; aveva sempre una battuta pronta,” ha raccontato Riccardo, 34 anni, da dieci impiegato nella boutique di piazza di Spagna. Lo sguardo tradiva ancora un po’ d’incredulità. Il negozio resterà chiuso almeno fino a domani – spiegano dalla maison – per permettere ai dipendenti e ai collaboratori di fermarsi a ricordare il fondatore.
Verso le cinque del pomeriggio piazza di Spagna ha ripreso vita: un gruppo di giovani modelle si è posato in silenzio davanti alle vetrine, vestite solo di bianco e rosso – i colori simbolo dell’universo creativo di Valentino Garavani. Un gesto semplice che ha colpito anche alcuni turisti tedeschi: “Conoscevamo il suo nome ma non avevamo mai visto niente del genere,” ha confessato Stefan da Francoforte.
La voce delle istituzioni e della moda
Nel pomeriggio sono arrivate anche le parole del sindaco di Roma, Roberto Gualtieri: “Con Valentino se ne va un pezzo importante della nostra identità nel mondo – ha detto ai giornalisti – ma ciò che lascia è ancora più grande: è uno stile di vita legato al bello che resterà con noi.” Al cordoglio delle istituzioni si sono aggiunti messaggi dalla Camera Nazionale della Moda e da molti stilisti italiani ed esteri. Giorgio Armani ha scritto ieri sera in una nota: “Valentino è stato un maestro per tutti; ci ha insegnato che lo stile nasce dal rispetto per le persone.”
Nei saloni della maison si respira ancora un’atmosfera sospesa. Nessuna dichiarazione ufficiale dalla proprietà – soltanto poche righe sui social (“Grazie per averci insegnato a sognare”). Nel frattempo le reazioni arrivano anche dall’estero: dal New York Times alla BBC i necrologi hanno ricordato l’infanzia piemontese dello stilista, gli anni d’oro tra Parigi e Roma, la sua lunga amicizia con Jackie Kennedy e Liz Taylor.
Un’eredità difficile da misurare
Quello che resta ora sono le tracce di un’eredità culturale e imprenditoriale complessa. Secondo la Camera Nazionale della Moda Italiana, Valentino negli ultimi vent’anni ha giocato un ruolo decisivo nel portare il marchio “Made in Italy” nel mondo, spingendo giovani designer e investitori a vedere l’Italia come punto di riferimento. Il valore del marchio – secondo i dati del settore moda – sarebbe oggi intorno ai 2 miliardi di euro.
Nelle prossime settimane si parlerà del futuro della maison. Gli esperti notano come la perdita del fondatore possa aprire nuovi scenari nella gestione e nelle strategie commerciali. Ma per ora – vale la pena sottolinearlo – in piazza di Spagna domina il silenzio. E quel tappeto di rose rosse e bianche sotto le vetrine resta la foto più autentica dell’ultimo abbraccio tra Roma e il suo stilista.