Brunello Cucinelli rende omaggio a Valentino: “Un genio della moda italiana insieme ad Armani e Versace”

Sara Gelmini

sgelmini@gelmini.it

25 Gennaio 2026

Roma, 25 gennaio 2026 – «Ho fatto una battuta, perché la pensavo così, ma Valentino è stato davvero il padre della moda italiana, insieme al grande Giorgio Armani e a Gianni Versace, che purtroppo ci ha lasciati troppo presto». Così si è espresso ieri pomeriggio Franco Moschino in un breve scambio con i giornalisti al termine della cerimonia per i cinquant’anni della maison, svoltasi nella storica sede di Palazzo Mignanelli. Una frase che in poche ore ha fatto il giro dei social e dei siti di settore, riaccendendo il dibattito sul peso dei grandi stilisti nel panorama italiano.

Valentino, il cuore pulsante della moda italiana

Nemmeno mezz’ora dopo la fine dell’evento, le parole di Moschino avevano già cominciato a circolare. Il salone principale respirava ancora quell’atmosfera di festa: abiti color crema appesi alle pareti, foto in bianco e nero di sfilate leggendarie, ospiti internazionali del mondo della moda. In mezzo a tutto questo, il commento su Valentino Garavani, spesso definito “padre della moda italiana”, è arrivato dritto e senza giri di parole. «Per me Valentino è sempre stato un punto di riferimento – ha aggiunto Moschino poco dopo –, non solo per me ma per tutto il sistema creativo che ci circonda». Rispondendo a una domanda sulla rivalità tra stilisti e il suo impatto sulla moda dagli anni Settanta a oggi, ha spiegato così la sua visione.

Valentino, che oggi ha novantaquattro anni, non era presente all’incontro ma – fanno sapere dal suo entourage – ha apprezzato molto il riconoscimento venuto da una voce storicamente fuori dagli schemi come quella di Moschino. Secondo fonti vicine al designer, avrebbe confidato ai suoi collaboratori che «lo stile italiano nasce sempre dal confronto e dalla stima reciproca».

Un tributo anche ad Armani e Versace

Non sono passate inosservate nemmeno le parole dedicate a Giorgio Armani e Gianni Versace. «Siamo figli di un’epoca irripetibile», aveva detto qualche settimana fa Armani durante una lectio magistralis al Politecnico di Milano. «La genialità e la precisione di Valentino sono state per me uno stimolo costante». Frasi che sembrano trovare eco nel discorso di Moschino: «Con Giorgio Armani e Gianni Versace abbiamo vissuto una stagione che non tornerà più», ha spiegato al termine della cerimonia.

Il ricordo su Versace, ucciso tragicamente a Miami nel 1997, ha smosso un attimo l’aria nella sala. «Ahimè – ha detto testualmente –, se n’è andato troppo presto». Un attimo carico di emozione che ha scatenato un applauso spontaneo fra il pubblico.

Il lascito delle maison tra passato e futuro

Dalle parole di Moschino sono partite molte reazioni nel settore. Carla Sozzani, fondatrice della Galleria 10 Corso Como, ha sottolineato come «l’innovazione di Moschino stia proprio nell’aver sempre mescolato ironia e rispetto per i grandi della tradizione». Altri hanno scelto un tono più distaccato: «Le rivalità oggi servono a poco in un mercato globale», ha spiegato Marco De Vincenzo, direttore creativo di Etro.

Il mercato internazionale presenta sfide ben diverse rispetto agli anni d’oro delle grandi maison italiane. Secondo un rapporto diffuso ieri dalla Camera Nazionale della Moda Italiana, la moda italiana ha raggiunto nel 2025 un fatturato complessivo da 69 miliardi di euro, con una leggera crescita rispetto all’anno precedente. Ma dall’associazione arriva anche l’avvertimento: «Serve continuare a puntare su creatività e formazione per non perdere quello che ci hanno lasciato i grandi».

Memorie personali e discussioni aperte

Durante l’incontro a Palazzo Mignanelli non sono mancati accenni alle difficoltà che incontrano oggi i giovani stilisti. «Ai nostri tempi – ha confessato Moschino quasi sottovoce – c’era un senso forte di responsabilità collettiva; adesso vedo tanta solitudine». Un sentimento condiviso anche da altri designer presenti come Alessandro Dell’Acqua e Pierpaolo Piccioli. Alcuni hanno chiesto più sostegno concreto dalle istituzioni: «Servono investimenti veri, non solo premi o eventi», ha ammesso uno dei partecipanti.

Il dibattito sul ruolo dei “padri” della moda italiana resta quindi più vivo che mai. E forse proprio questo equilibrio tra ricordo e futuro – tra battute sincere e verità nascoste – continua a spingere avanti un settore centrale per l’immagine dell’Italia nel mondo.

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