Roma, 25 gennaio 2026 – Questa mattina la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri si prepara a dare l’ultimo saluto a Valentino Garavani, lo stilista che ha lasciato un segno indelebile nella moda italiana e mondiale dagli anni Sessanta a oggi. La cerimonia funebre, fissata per le 11, è uno degli eventi più attesi nel mondo della moda e dello spettacolo dopo la morte di Valentino, avvenuta il 19 gennaio nella sua casa romana. Da giorni, l’ingresso della chiesa – a due passi da Piazza della Repubblica – è allestito per accogliere non solo amici e parenti, ma anche decine di personalità arrivate da ogni angolo del pianeta.
La città si ferma per Valentino
All’alba, una folla silenziosa ha cominciato a radunarsi davanti alla basilica. Tra i volti noti del fashion system internazionale spiccano nomi come Anna Wintour, Pierpaolo Piccioli e diversi membri della famiglia reale inglese. Poco dopo le 9 sono arrivate le prime auto con vetri oscurati: dentro, ospiti protetti dall’occhio vigile degli organizzatori e dagli agenti di sicurezza. “È una giornata diversa per Roma – racconta un agente della Polizia municipale impegnato a tenere lontani i curiosi – il nome di Valentino muove davvero tanta gente da tutto il mondo”.
Non mancano i ricordi semplici delle persone comuni. Giulia, romana di 28 anni e appassionata di moda, dice: “Non l’ho mai incontrato, ma per me era un sogno. Ho voluto portare una rosa rossa”. E sono tanti gli omaggi floreali ai piedi dei gradini: fiori lasciati con biglietti scritti a mano. Il colore dominante è il nero degli abiti, ma qua e là spuntano tocchi di rosso — quel famoso “rosso Valentino” che ha fatto la storia.
Funerale tra silenzi e grandi ricordi
Sotto la grande cupola disegnata da Michelangelo, tutto è stato preparato con cura. La famiglia Garavani è arrivata intorno alle 10:30, discreta e accompagnata dallo stilista Giacomo Ferrara e dal braccio destro storico di Valentino, Giancarlo Giammetti. Silenzio profondo e sguardi bassi in un clima carico di emozione. Intorno al feretro si sono stretti anche amici storici come Carla Bruni e l’imprenditore francese Bernard Arnault, presidente di LVMH.
Durante la messa, celebrata dal cardinale Angelo De Donatis, sono state pronunciate parole semplici ma profonde: “Valentino ha vestito il mondo con la bellezza, senza mai perdere la sua umanità”. Nessuna retorica esagerata; solo il ricordo sincero di chi ha cambiato per sempre la moda italiana e non solo. Un applauso spontaneo ha accolto il messaggio del Presidente della Repubblica: “Con Valentino Garavani l’Italia perde uno dei suoi ambasciatori più autentici”.
Il mondo della moda rende omaggio
Dentro la basilica — con posti riservati e sicurezza ai massimi livelli — erano presenti i grandi nomi del settore: da Maria Grazia Chiuri a Donatella Versace, fino al designer americano Tom Ford. C’erano anche vecchi modelli, giovani talenti emergenti, giornalisti come Suzy Menkes e star del cinema internazionale, da Julianne Moore a Pierfrancesco Favino.
Al termine della cerimonia si raccolgono le prime impressioni: “Valentino mi ha insegnato cosa significa eleganza senza tempo”, racconta commossa Donatella Versace. Più diretto Tom Ford: “Un vero genio, senza compromessi”. Tra una foto e un abbraccio discreto molti cercano lo sguardo di Giancarlo Giammetti che appare visibilmente commosso e risponde con un saluto breve.
Un’eredità che parla ancora
In queste ore si intrecciano aneddoti dai dietro le quinte delle passerelle parigine agli atelier romani dove Valentino ha creato uno stile unico nel suo genere. Nonostante il freddo pungente di gennaio, i suoi collaboratori storici restano fuori dalla chiesa anche dopo la fine delle esequie. Parlando sottovoce confessano: “Qui è nata quella moda che tutti ci invidiano”, dice una sarta che per trent’anni ha lavorato nel laboratorio in via dei Condotti.
Nel pomeriggio il feretro sarà trasferito per una cerimonia più intima nella tenuta privata dello stilista a Castagneto Carducci. Ma a Roma resterà ancora a lungo quel senso di vuoto lasciato da chi ha portato in passerella — e nel mondo — quel segno unico che è il “rosso Valentino”. Oggi la città lo saluta così: senza clamore ma con uno sguardo fermo verso un’eredità destinata a durare.