Palermo, 29 gennaio 2026 – La domenica mattina a Palermo e dintorni si rinnova un rituale che attraversa generazioni: la preparazione delle frittelle di ricotta salate. Un’usanza, dicono gli anziani del quartiere Kalsa, che “fa parte di noi, da sempre”. E davvero, nelle cucine affacciate sui vicoli, l’odore della frittura si mescola alle voci dei bambini e ai passi frettolosi di chi sistema la tavola per il pranzo in famiglia.
Tradizione e ingredienti: il cuore della ricetta
Le frittelle di ricotta, chiamate in dialetto “frittuliddi”, si fanno con pochi ingredienti: ricotta salata, farina, uova, un pizzico di sale e pepe. Concetta M., pensionata di via Roma, spiega: “Non serve molto, la ricotta deve essere fresca e ben scolata”. Si aggiunge un filo d’acqua per amalgamare il tutto, ma senza esagerare: la pastella deve risultare densa. Come racconta Giuseppe S., ex fornaio: “Mia madre metteva sempre due uova grandi e una manciata di farina”, ma tutto a occhio, secondo la tradizione orale.
La frittura: profumo e convivialità
Le frittelle si cuociono in olio caldo, meglio se di semi. Sono piccoli bocconi dorati che, appena scolati su carta assorbente, sprigionano quell’inconfondibile aroma delle domeniche siciliane. Si gustano ancora calde, magari con una spolverata extra di ricotta grattugiata. “Appena escono dalla padella finiscono subito”, racconta Maria L., casalinga a Ballarò. Spesso spariscono prima ancora di arrivare in tavola: chi ci riesce a resistere? Solo allora ci si siede. Il pranzo prende forma tra il rumore dei piatti e la chiacchiera familiare.
Una ricetta povera ma ricca di storia
La preparazione delle frittelle di ricotta nasce come piatto semplice e popolare: pochi ingredienti a portata di tutti. Negli anni Cinquanta – ricordano gli anziani dell’Albergheria – “era la colazione della festa”. Un cibo povero che oggi è diventato quasi un simbolo identitario. Salvatore G., nato nel 1944, confida: “Con questa ricetta ti senti a casa”. Ogni famiglia però ha la sua versione: c’è chi aggiunge un po’ d’erba cipollina, chi preferisce la scorza di limone grattugiata.
Domenica tra racconti e sapori
Le cucine si animano fin dalle prime ore del mattino: pentole sul fuoco e mani infarinate delle nonne pronte a dare forma alle prime frittelle. I bambini guardano incuriositi. Sara, sette anni, racconta: “Imparo da mia nonna a mescolare la pastella”. Curioso notare come spesso le frittelle di ricotta salate vengano preparate anche per il picnic del lunedì dell’Angelo o le gite verso Mondello. “Sono facili da portare con sé”, spiega Vincenzo P., tassista.
Costo e varianti locali
Dal punto di vista economico questa ricetta resta alla portata di tutti. Un chilo di ricotta salata si trova nei mercati storici – Ballarò, Capo o Vucciria – intorno ai 9 euro (dato aggiornato a gennaio 2026). La farina tipo 00 costa meno di 1 euro al chilo. Per una ventina di frittelle il costo totale si aggira sui 4-5 euro. Non mancano le varianti: c’è chi usa ricotta vaccina, più delicata, o chi aggiunge cubetti di prosciutto cotto.
Il valore sociale del piatto
Non è solo cucina; le frittelle di ricotta salate sono l’occasione per stare insieme, raccontarsi storie attorno al tavolo e condividere qualcosa che va oltre il sapore. Angela D., insegnante, confida: “La domenica mattina a casa mia era così: tra profumo di fritto e risate”. Quello che resta – oltre alla fragranza delle frittelle appena tolte dall’olio – è una memoria viva delle domeniche siciliane.
Una tradizione che tiene ancora insieme Palermo e tutta la Sicilia occidentale. Anche oggi che le mode cambiano in fretta e le ricette volano su TikTok basta poco: una padella sul fuoco e un po’ di ricotta salata per sentirsi parte di qualcosa che dura nel tempo.