Philadelphia, 12 febbraio 2026 – JW Anderson, stilista britannico, e l’artista americano Justin Vivian Bond hanno firmato insieme i costumi del protagonista di Complications in Sue, l’opera che ha debuttato sabato sera all’Academy of Music di Philadelphia. Un debutto atteso, che ha richiamato appassionati da tutto il mondo e incuriosito la stampa specializzata, da New York al Regno Unito.
Opera Philadelphia apre le porte a Complications in Sue
All’Academy of Music, nel cuore della città, alle 20:05 si sono spente le luci. Il sipario si è alzato su una scena dominata dai toni delicati e dai tessuti scelti da JW Anderson, celebre per il suo mix tra moda e design originale. Tra il pubblico, seduti in prima fila, c’erano volti noti del mondo della moda newyorkese e membri di Opera Philadelphia. Nel foyer, prima dell’inizio, qualcuno ha sussurrato che “qui non si vedevano tanti creativi così dall’ormai lontano 2022”.
Il titolo dell’opera, Complications in Sue, aveva già catturato l’attenzione dei teatri americani nei giorni precedenti. La storia si ispira liberamente ai romanzi di Dorothy Allison e ruota attorno a Sue – un personaggio interpretato da un’attrice tenuta segreta fino al debutto. Una scelta voluta per “far parlare il costume più della voce”, ha spiegato Anderson durante la conferenza stampa locale.
Moda e identità: il legame tra Anderson e Bond
Justin Vivian Bond, artista poliedrico, ha collaborato a stretto contatto con Anderson per plasmare l’identità di Sue. “La sfida era immaginare qualcuno sospeso tra sogno e memoria”, ha raccontato Bond dopo le prove generali, poche ore prima del debutto. Anderson ha aggiunto che ogni scelta di tessuto e linea rispondeva a “un’urgenza narrativa”. I costumi sono quasi sculture viventi, ricamati a mano da un team italo-americano che ha dedicato oltre 200 ore a ogni pezzo.
Sul palco, la protagonista indossa una veste che cambia forma ad ogni atto, muovendosi tra ambienti urbani e campestri. Per Bond questa trasformazione è “il cuore stesso del personaggio: Sue non si può separare dal suo aspetto”.
Un passo avanti per l’opera contemporanea
La collaborazione tra JW Anderson e Justin Vivian Bond è qualcosa di unico nel panorama dell’opera contemporanea americana. David Devan, direttore generale di Opera Philadelphia, ha spiegato che l’obiettivo era spingere i limiti non solo nella musica ma anche nell’immagine visiva. Il progetto ha coinvolto più di cinquanta artigiani e costumisti provenienti da Philadelphia, New York e Londra.
Parte dei materiali usati sono riciclati – una scelta pensata per rispettare la crescente attenzione verso la sostenibilità nel mondo dell’opera internazionale. “Vestire un personaggio significa anche raccontare la responsabilità dei nostri tempi”, ha sottolineato Anderson durante un incontro con il pubblico la domenica mattina nel Ridotto dell’Academy.
Il pubblico applaude un’opera destinata a lasciare il segno
Al termine dello spettacolo, durato poco meno di due ore senza intervallo, gli applausi sono durati a lungo. Molti spettatori hanno commentato con sorpresa e interesse le scelte audaci della messa in scena. “È un’opera che ti rimane addosso anche dopo aver spento le luci”, ha confidato Matthew Clemens, giovane critico musicale di Philadelphia.
Complications in Sue sarà in scena fino al 21 febbraio con repliche già tutte esaurite sul sito ufficiale di Opera Philadelphia. Anderson ha lasciato intendere che i costumi potrebbero presto viaggiare tra Stati Uniti ed Europa in una mostra itinerante.
Quella di sabato non è stata solo una prima mondiale: è l’inizio di qualcosa di nuovo nel rapporto tra arte visiva, moda e opera lirica. Per chi non è riuscito ad entrare o si è limitato a qualche foto rubata online, l’appuntamento è già segnato sul calendario: la curiosità intorno a JW Anderson e Justin Vivian Bond promette ancora sorprese.