Bucatini all’Amatriciana: Ricetta Tradizionale 2024 del Primo Piatto Lazio-Roma

Rosa Mancuso

rmancuso@mancuso.it

11 Marzo 2026

Roma, 11 marzo 2026 – Nel cuore pulsante di Roma, ma anche nei vicoli di Amatrice, la tradizione si fa sentire forte e chiara a tavola, con un piatto simbolo: i bucatini all’amatriciana. Un classico senza tempo della cucina laziale che segue regole precise, quasi sacre. Non c’è spazio per stravolgimenti: il disciplinare del 2020 è la guida infallibile, un faro fatto di ingredienti scelti con cura e gesti tramandati da generazioni.

Gli ingredienti sanciti dal disciplinare

Il primo dettaglio, spesso sottovalutato dai meno esperti, riguarda proprio gli ingredienti. Qui non si scherza. La ricetta ufficiale non concede sconti. Servono per forza i bucatini, niente spaghetti o rigatoni; il guanciale deve essere tagliato spesso e stagionato almeno due mesi; il pecorino di Amatrice rigorosamente grattugiato; il pomodoro pelato di qualità, preferibilmente italiano; un filo d’olio extravergine d’oliva, sale e – se piace – un pizzico di peperoncino. L’aglio è fuori gioco: la fedeltà al disciplinare è ferrea.

“Chi ci mette la cipolla fa un altro piatto,” ha scherzato Gianni Di Berardino, ristoratore nel centro di Amatrice. Alle 12 in punto nella sua trattoria la pentola già borbotta sul fuoco: “La ricetta è questa, qui ci teniamo.” È quasi un rito collettivo.

La preparazione secondo la tradizione

Il secondo passaggio riguarda la preparazione. In una padella di ferro – spiegano gli esperti del Consorzio Amatriciana Tradizionale – si scalda appena l’olio extravergine. Poi si aggiunge il guanciale, tagliato a listelli spessi circa mezzo centimetro, che soffrigge a fiamma viva fino a diventare trasparente ma senza bruciarsi. Qui serve attenzione: “Il grasso non deve indurire,” avverte Maria Falasca, cuoca storica di Rieti, contattata questa mattina alle 11.30.

Solo allora – mai prima – si mettono i pomodori pelati, spezzettati a mano. Il sugo cuoce piano per dieci minuti, senza fretta. Un pizzico di sale e, se gradito, peperoncino. Nel frattempo, in una pentola capiente bolle acqua salata per cuocere i bucatini al dente.

L’assemblaggio finale: una questione di equilibrio

A questo punto arriva il momento più delicato: la mantecatura. I bucatini scolati finiscono nella padella con sugo e guanciale e vengono mescolati per un minuto a fuoco vivo. “Il pecorino va messo fuori dal fuoco,” raccomanda Luigi Marchetti del ristorante Roma Sparita alle 13.15, “altrimenti diventa una pasta collosa.” Pecorino abbondante sì, ma senza coprire tutto il resto. Ogni forchettata deve bilanciare il sapore deciso del formaggio con la dolcezza del pomodoro.

Regole non scritte e piccoli dettagli

Qualcuno – soprattutto tra i giovani chef romani – osa qualche variazione: c’è chi elimina l’olio perché “il guanciale basta”, altri provano formati diversi di pasta. Ma la maggior parte dei locali storici – come La Matriciana in via del Viminale – resta fedele alla tradizione. “Ci chiedono spesso perché niente cipolla né aglio,” racconta questa mattina Martina Romani, “ma così vuole la tradizione.”

Un dettaglio che passa inosservato spesso riguarda il guanciale: il disciplinare del 2020 precisa che deve provenire dalla guancia del maiale – niente pancetta o bacon – e va stagionato almeno otto settimane.

Un piatto identitario per il territorio

Oggi l’amatriciana si trova in ogni angolo d’Italia e spesso anche oltre confine. Eppure ad Amatrice (poco più di 2.500 abitanti dopo il terremoto del 2016) questo piatto è più che una ricetta: è un simbolo di appartenenza. Nelle case private come nei ristoranti del centro storico ricostruito – da Piazza San Francesco a Corso Umberto I – si tiene viva un’identità gastronomica che lega passato e presente.

“Qui alla domenica non manca mai,” confida Franco Mazzocchi, pensionato che vive vicino alla Chiesa di Sant’Agostino. Un rito semplice ma carico di significato.

La ricetta nei menu della Capitale

A Roma i bucatini all’amatriciana restano uno dei piatti più richiesti dai turisti: si spendono in media tra i 10 e i 14 euro a porzione nelle trattorie storiche di Trastevere o Testaccio. Le variazioni non mancano: “Ma se manca il guanciale vero il cliente si arrabbia,” ammette Patrizia Caruso della trattoria Da Enzo ieri sera alle 21.

Alla fine resta chiaro un punto fermo: l’amatriciana, per chi vive qui, non è solo una ricetta ma un pezzo importante dell’identità collettiva — fatta di sapori precisi e regole rispettate ogni giorno in cucina come nella vita.

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