Treviso, 21 marzo 2026 – Nelle cucine di Le Beccherie, nel cuore storico di Treviso, il tiramisù si continua a fare come cinquant’anni fa: pochi ingredienti, una ricetta semplice e un gesto che è diventato quasi sacro per chi ci lavora. Correva la fine degli anni Settanta quando questo dolce al cucchiaio — mascarpone, savoiardi, caffè, uova, cacao amaro — ha preso vita tra le mura di quello che oggi è un locale moderno con i tavolini in Piazza Ancilotto. Da allora il tiramisù è diventato uno dei dolci italiani più amati e copiati nel mondo. Ma qui, niente si discosta dalla tradizione.
La nascita di un classico: storia e ricetta originale
Sono in tanti a raccontare la storia del tiramisù, ma a Le Beccherie non hanno dubbi. Il nome arriva da “tirami su”, un’espressione per dire “dammi forza”, come ricorda con un sorriso Matilde Tiramisu Campeol, figlia di Alba Di Pillo, la donna che insieme al marito Ado Campeol ha inventato la versione attuale del dolce. “Era il 1972,” ha raccontato Matilde in una recente intervista, “mia madre lo preparava in famiglia quando eravamo stanchi per tirarci su”. Da quella ricetta fatta in casa — diventata poi un cult — sono passati decenni, ma i passaggi sono gli stessi: savoiardi appena intinti nel caffè, crema montata di tuorli e zucchero con mascarpone, niente panna né liquori.
Nella sala principale del ristorante, poco prima delle undici, la luce entra dalle finestre e illumina le tovaglie bianche mentre qualche turista curiosa dà un’occhiata. Il maître Francesco non si scompone mentre spiega ai clienti la differenza tra l’originale e le tante varianti internazionali: “Noi seguiamo la ricetta della signora Alba, senza aggiunte moderne. Il segreto è nella semplicità”. La crema viene stesa sui biscotti in due strati distinti e poi arriva una spolverata leggera di cacao amaro. Infine il dolce riposa in frigorifero.
Il successo internazionale e le varianti nel mondo
Il dolce — ormai simbolo del made in Italy — ha iniziato a viaggiare fuori da Treviso già negli anni Ottanta. Prima nei menu di Venezia e Padova, poi nelle grandi città come Milano e Roma. Negli Stati Uniti compare nei primi libri di cucina italiana verso il 1985. La fama cresce ogni anno: secondo uno studio recente dell’Università di Padova, nel 2025 più di 4000 ristoranti all’estero offrono tiramisù con almeno tre varianti principali (tra cui quella con panna montata o liquori come il marsala). Ma i puristi — come sottolineano a Le Beccherie — guardano con sospetto alle versioni troppo elaborate.
Nonostante tutto la curiosità resta alta. Dalla Polonia al Giappone, dal Brasile all’Australia: il tiramisù diventa semifreddo, torta gelato o dessert vegano. “Spesso ci chiedono la nostra ricetta,” confessa Francesca, responsabile della sala. “Molti clienti raccontano di aver assaggiato versioni molto lontane dall’originale”. Si sorride anche per questo: il dolce ha saputo adattarsi ai gusti globali senza perdere l’anima trevigiana.
La tutela del marchio e il futuro del tiramisù
Nel 2017 la Regione Veneto ha avviato le procedure per inserire il tiramisù tra i prodotti agroalimentari tradizionali (PAT), per proteggere la paternità del dolce dalle imitazioni meno fedeli. Una battaglia culturale che si mescola alla memoria popolare. “Ci sono mille storie sulla nascita del tiramisù,” ammette lo chef Riccardo Rossetti, oggi alla guida della cucina de Le Beccherie. “Ma qui abbiamo ancora il quaderno di ricette della signora Alba.” Quel quaderno è esposto nella sala interna insieme a vecchie foto e ritagli ingialliti dal tempo.
Oggi Le Beccherie serve in media cento porzioni al giorno, spesso prenotate da clienti stranieri con largo anticipo. Il prezzo si aggira intorno ai sette euro: una fetta generosa servita fredda con una leggera spolverata di cacao sopra. “Abbiamo clienti giapponesi che vengono apposta solo per quello,” racconta Rossetti mostrando una cucina ordinata e silenziosa poco prima dell’apertura.
Tradizione che resiste al tempo
Nel cuore di Treviso il tiramisù resta un rito semplice. Savoiardi fatti a mano da un laboratorio artigianale vicino alla città; caffè espresso versato caldo sulle fette — mai troppo imbevute; crema preparata con uova fresche raccolte all’alba da una cascina in provincia; cacao proveniente da una piccola torrefazione locale.
C’è chi arriva a Treviso solo per vedere dove tutto è cominciato. Alcuni chiedono foto davanti all’insegna storica de Le Beccherie; altri ordinano una porzione in silenzio. Forse solo allora quel “tirami su” mantiene davvero la sua promessa: regalare un momento vero di leggerezza, proprio come cinquant’anni fa.