Roma Couture 2024: sfilata esclusiva nella storica Sala della Protomoteca al Campidoglio

Sara Gelmini

sgelmini@gelmini.it

31 Marzo 2026

Roma, 31 marzo 2026 – Domenica 29 marzo la terza edizione di Roma Couture ha acceso i riflettori nella suggestiva Sala della Protomoteca del Campidoglio, mettendo in mostra il meglio della moda italiana, con un mix di giovani talenti e firme già affermate. L’evento, pensato per celebrare il talento sartoriale e il vero made in Italy, ha visto sfilare oltre venti creazioni d’alta moda davanti a una platea composta da addetti ai lavori, istituzioni e appassionati.

Roma Couture: il cuore pulsante della moda italiana

A partire dalle 18, immersi tra le navate e i soffitti affrescati della storica sala capitolina, si sono susseguiti abiti da sera eleganti, tessuti pregiati e dettagli cuciti a mano con cura. Gli organizzatori – la fondazione Capitale Moda insieme al Comune di Roma – hanno ribadito la scelta della Protomoteca come cornice ideale: “È un luogo simbolo di bellezza e tradizione, perfetto per far brillare le nuove proposte della couture romana”.

La serata è stata aperta dal saluto della presidente della fondazione, Paola Santoni, che ha sottolineato l’urgenza di puntare sui giovani talenti: “Solo dando spazio alle nuove generazioni la moda italiana potrà rinnovarsi senza perdere le sue radici”, ha detto dal palco tra applausi convinti.

Nuove promesse e grandi nomi sul palco

Tra i protagonisti di questa terza edizione – che porta avanti un format nato nel 2022 – c’è stata Anna Rossi, giovane designer romana nata nel 1997, con una collezione ispirata ai mosaici delle basiliche storiche. Al suo fianco si sono alternati gli atelier veneziani Fratelli Mancini e la maison fiorentina De Rossi. Senza dimenticare chi è già un punto fermo: Gabriele Conti ha stupito con un abito scultura impreziosito da pietre semi-preziose; Elena Valente ha proposto capi fluidi in seta naturale.

Il pubblico si è alzato in piedi per applaudire una creazione in tulle color avorio firmata Silvia Bellucci, ispirata – come ha spiegato lei stessa – “al Tevere al tramonto”. Non è mancato l’entusiasmo anche tra gli ospiti stranieri: tra questi la designer francese Amélie Durand che dietro le quinte ha confidato come “Roma sorprende sempre chi lavora nel mondo della moda”.

Moda e cultura: un mix vincente

L’evento, patrocinato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Roma, ha mescolato le sfilate con momenti musicali e performance artistiche dal vivo. A esibirsi sono stati i giovani musicisti del Conservatorio di Santa Cecilia, mentre alcuni studenti dell’Accademia delle Belle Arti hanno realizzato bozzetti ispirati agli abiti visti in passerella.

Ma non solo passerella: nel foyer accanto alla sala è stata allestita una mostra fotografica dedicata ai grandi maestri della sartoria romana degli anni ’50, che ha attirato molti visitatori curiosi. “Ripercorrere la storia è il modo migliore per guardare avanti”, ha spiegato Marco Lanzoni, responsabile eventi della fondazione.

Il futuro del made in Italy passa da qui

Durante la serata sono stati presentati dati del Centro Studi Moda che confermano come l’alta moda italiana resti un pilastro importante per l’economia nazionale: nel 2025 il fatturato ha superato i 2 miliardi di euro con una crescita del 6% rispetto all’anno prima. A Roma si contano circa 120 atelier specializzati in haute couture, a conferma che la capitale non è solo un palcoscenico ma anche un laboratorio creativo.

“Roma Couture è una vera scommessa sul futuro”, ha concluso Paola Santoni negli ultimi momenti dell’evento. E ha anticipato i prossimi passi: “Stiamo lavorando per coinvolgere sempre più scuole e realtà internazionali”. Il pubblico ha salutato con applausi scroscianti sia i creativi sulla passerella sia chi lavora dietro le quinte.

A chiudere la serata qualche occhiata agli outfit degli ospiti famosi presenti — tra cui l’attrice Marta Serena e il regista Paolo Dini — prima che il Campidoglio tornasse al silenzio. Le luci si sono spente poco dopo le ventuno, quando ormai la moda aveva ceduto il passo alla narrazione.

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