Maria Grazia Chiuri guida la seconda edizione di Forma a Roma: moda, identità e nuove generazioni

Sara Gelmini

sgelmini@gelmini.it

28 Aprile 2026

Roma, 28 aprile 2026 – Il prossimo fine settimana, l’identità contemporanea sarà protagonista al Centro Congressi La Nuvola all’Eur, che sabato 4 e domenica 5 maggio ospiterà la seconda edizione di “Forma”. La manifestazione, dedicata a esplorare i percorsi di formazione e creatività delle nuove leve della moda, quest’anno mette sotto la lente il rapporto tra abito, comunità e il senso profondo di riconoscersi. Un tema che, come evidenziano gli organizzatori, riflette le tensioni e le domande dei giovani creativi in un settore in continua trasformazione.

Identità, abito e comunità: la moda come spazio di incontro

Se nella prima edizione “Forma” aveva coinvolto soprattutto studenti e giovani designer del Lazio, questa volta si allarga. A Roma arriveranno delegazioni da Milano, Napoli e Firenze, con confermate realtà come l’Accademia Costume & Moda e la NABA. Il filo che lega tutto è il legame tra abbigliamento e identità personale e collettiva: “La moda non è solo estetica o consumo, è una lingua sociale”, ha detto Francesca Scandurra, una delle curatrici, presentando il programma.

La rassegna prevede workshop pratici e tavole rotonde, in programma dalle 10 alle 19 nei due giorni, su temi come il ruolo delle community digitali, il riuso creativo dei materiali e la costruzione di una presenza consapevole sui social. Sono attesi oltre 500 studenti, mentre i talk saranno aperti al pubblico. Si parte con la lectio magistralis di Marco De Vincenzo, direttore creativo di Etro, che racconterà la sua esperienza tra sartoria tradizionale e inclusività.

Spazio ai giovani: formazione, confronto e visibilità

Non solo teoria: “Forma” dà grande importanza ai progetti degli under 30. Sabato alle 17 si terrà una sfilata “open” con venti giovani designer selezionati tramite call nazionale che presenteranno le loro capsule collection. Tra loro spiccano nomi come Elisa Canfora, finalista al Next Fashion Talents, e Giulio Manca, noto per creazioni genderless. “Dare spazio ai ragazzi è fondamentale: non basta studiare, serve confronto diretto e visibilità”, ha sottolineato Claudia Franchi, responsabile didattica.

I workshop affronteranno nuove sfide come la sostenibilità tessile, l’uso di piattaforme collaborative online per il design e anche temi delicati come la rappresentazione dei corpi non conformi. “I ragazzi oggi hanno un approccio diverso alle identità fluide e alle micro-community: parlano di autenticità prima ancora che di stile”, ha spiegato Franchi alla stampa. Un segnale evidente anche nella crescita delle iscrizioni (+30% rispetto al 2025), con molte richieste arrivate da licei artistici del Sud.

Nuovi linguaggi e riconoscersi: il confronto aperto

Tra i momenti clou dell’evento spicca il forum su “Abito come linguaggio comune”, domenica alle 11. Tra gli ospiti attesi ci sono la scrittrice Micol Bellini, il fotografo Tiziano Russo, attivisti LGBTQ+ e operatori sociali. Si parlerà dell’abbigliamento come strumento sia di appartenenza sia di esclusione, con racconti personali alternati a dati della recente ricerca “Fashion & Identity 2025”: quasi il 60% degli under 25 italiani vede nella moda un modo per farsi accettare in un gruppo.

Domenica pomeriggio chiuderà la manifestazione una demo sull’intelligenza artificiale applicata alla scelta dei tessuti. “Vogliamo capire come la tecnologia possa aiutare a personalizzare ma anche a far riflettere su cosa indossiamo”, ha spiegato Davide Cattaneo, docente di interaction design.

La moda oggi: sfide e opportunità tra formazione e lavoro

Rimangono però questioni concrete sul tavolo. Il percorso per un accesso più equo alle professioni creative è ancora pieno di ostacoli. “Non tutti hanno gli stessi strumenti o reti sociali”, ammette Scandurra. Ma il fermento nelle scuole dimostra che qualcosa si sta muovendo: “Vogliamo che la moda diventi davvero uno spazio aperto dove ognuno possa riconoscersi – o dissentire – senza pressioni”.

“Forma” a Roma prova così a restituire un’immagine della moda fatta di dialogo continuo tra generazioni. Dove l’abito diventa occasione d’incontro più che semplice divisa. E dove riconoscersi significa spesso prima di tutto trovare la propria voce.

×