Armani 2025: Ricavi a 2,19 Mld in Calo del 2,8%, Ma Utile Operativo in Crescita

Sara Gelmini

sgelmini@gelmini.it

29 Aprile 2026

Milano, 29 aprile 2026 – Il Gruppo Armani ha archiviato il 2025 con ricavi netti consolidati a quota 2.192 milioni di euro, segnando una flessione organica del 2,8% a cambi costanti e un calo del 4,6% a cambi correnti rispetto all’anno precedente. Il dato, reso noto questa mattina dalla sede milanese della maison, arriva in un momento di particolare attenzione verso l’andamento dei grandi nomi del lusso italiano e internazionale, che negli ultimi mesi hanno mostrato segnali contrastanti.

Ricavi in calo, scenario prudente per il 2026

I numeri messi nero su bianco dal gruppo fondato da Giorgio Armani non sorprendono chi segue da vicino il settore. Il 2025, segnato da un rallentamento della domanda in Asia e da una maggiore cautela nei consumi in Europa e Stati Uniti, aveva già fatto capire le difficoltà per i grandi brand del comparto. Fonti interne spiegano che “la flessione è legata soprattutto a un minor dinamismo di alcune piazze chiave, come Cina e Hong Kong”, dove la ripresa post-pandemia è stata più lenta del previsto. Nessun crollo, dunque, ma un assestamento che – come sottolinea un dirigente contattato questa mattina – “era già previsto nei piani di sviluppo”.

A pesare è stato anche l’andamento delle valute. Il gruppo fa notare che la contrazione si riduce al 2,8% se si guarda ai cambi costanti, mentre il calo a cambi correnti è più marcato, al 4,6%. Differenze tecniche che però influenzano la percezione di investitori e partner commerciali. “L’effetto cambio ha avuto un peso importante quest’anno”, commenta secco un responsabile finanziario di via Borgonuovo.

La strategia: consolidamento e selettività

Nonostante il calo dei ricavi, dalla holding fanno sapere che la strategia resta puntata sulla crescita sostenibile e sulla difesa dell’identità del marchio. Gli investimenti in nuove aperture e nel rafforzamento della rete distributiva sono stati calibrati su obiettivi di medio periodo, senza forzature legate al breve termine. Eppure, proprio negli ultimi mesi sono stati chiusi alcuni store considerati meno strategici in città come New York e Parigi, mentre l’attenzione si è spostata su mercati emergenti e sul digitale.

Il presidente Giorgio Armani ha ribadito più volte la centralità della “qualità prima di tutto”, parlando della volontà di mantenere uno stile riconoscibile e coerente. “La solidità della nostra posizione – ha dichiarato in un recente incontro con la stampa – ci consente di affrontare con tranquillità anche fasi di fisiologico rallentamento. Solo così possiamo garantire continuità e valore nel tempo”.

Costi, investimenti e performance operative

Dal bilancio emergono dettagli sulle spese operative e sugli investimenti in ricerca e sviluppo. I costi sono rimasti stabili rispetto al 2024, mentre circa il 7% dei ricavi è stato destinato all’innovazione di prodotto e alla sostenibilità ambientale: una scelta precisa per rispondere alle nuove sensibilità dei clienti. Sul fronte della marginalità operativa, secondo indiscrezioni raccolte vicino al consiglio di amministrazione, la situazione appare “sotto controllo”, grazie a una gestione attenta degli stock e all’ottimizzazione logistica.

“Non ci sono stati tagli drastici né riduzioni dell’organico”, precisa una fonte sindacale milanese che segue da vicino il settore moda. Più che altro si è vista una revisione delle priorità nelle filiere produttive per far fronte agli aumenti dei costi delle materie prime. Un passaggio che finora non ha inciso sui livelli occupazionali.

Prospettive per il prossimo esercizio

Per il 2026 il gruppo Armani mantiene un approccio “prudente ma costruttivo”. Gli analisti consultati vedono una possibile stabilizzazione dei ricavi se la domanda in Asia tornerà a crescere nei prossimi mesi. Intanto, dall’ufficio stampa si sottolinea che “il marchio resta sinonimo di solidità finanziaria e capacità di adattamento”.

Tra gli addetti ai lavori circola l’impressione che il settore moda stia attraversando una fase di normalizzazione dopo anni eccezionali: i risultati del gruppo Armani – osserva un operatore del lusso – “raccontano proprio questa fase di transizione”. Solo nei prossimi trimestri si potrà capire se il segno meno del 2025 sarà davvero solo una parentesi. Nel frattempo, nei palazzi del centro storico milanese si guarda avanti con la prudenza tipica di chi conosce bene le oscillazioni dei mercati globali.

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