Napoli, 19 febbraio 2026 – Si è spento nelle ultime ore a Napoli Mariano Rubinacci, 83 anni, stilista e imprenditore conosciuto in tutto il mondo per il suo ruolo nella moda maschile. A dare la notizia è stata la famiglia, travolta da una valanga di messaggi di cordoglio arrivati dall’Italia e dall’estero. Figlio di Gennaro, che negli anni Trenta aveva fondato in via Chiaia la celebre maison partenopea e inventato la famosa giacca sartoriale napoletana, Mariano lascia un’impronta indelebile nell’artigianato e nello stile italiani.
L’ultima stagione di una dinastia della sartoria
La notizia ha fatto rapidamente il giro del quartiere Chiaia, cuore elegante di Napoli e casa storica dell’atelier Rubinacci. In queste ore le saracinesche del laboratorio al civico 14 sono rimaste leggermente abbassate. Ieri sera si è vista una luce accesa fino a tardi, mentre qualche cliente abituale si fermava a chiacchierare a bassa voce davanti all’ingresso. “Era un uomo dal sorriso facile – ricorda Domenico, uno dei sarti – sapeva ascoltare senza mai correre a giudicare”. A via Filangieri e tra gli artigiani della città vecchia si respira un clima sospeso. Mariano era un punto di riferimento per la sartoria napoletana: capace di mantenere un equilibrio raro tra rispetto per la tradizione e apertura ai cambiamenti.
L’eredità di Gennaro e il valore del dettaglio
La storia di Mariano parte direttamente dal lavoro del padre. Nel 1932 Gennaro Rubinacci ebbe l’intuizione di creare una giacca più morbida e meno rigida rispetto ai modelli inglesi che dominavano all’epoca. Quel capo “napoletano” conquistò presto clienti importanti: dal principe Umberto II a Totò, passando per industriali lombardi e artisti internazionali. Mariano cresce in bottega, osservando i movimenti lenti dei maestri sarti, imparando il linguaggio degli spilli e del ferro da stiro. Ha costruito un gusto personale che si basa su una regola semplice ma precisa: comfort senza rinunciare all’eleganza.
Negli anni Sessanta prende in mano l’azienda. Spesso diceva ai giovani collaboratori che il suo scopo era “tenere insieme innovazione e rispetto per chi veste”. Le sue giacche su misura – con spalla senza imbottitura, rever arrotondati e fodere leggere – diventano il suo tratto distintivo. “Non vestiamo solo una persona,” raccontava in un’intervista a una rivista inglese nel 2015, “ma raccontiamo una storia che nasce a Napoli”.
Un nome riconosciuto ben oltre l’Italia
Nel tempo la maison Rubinacci è diventata uno degli indirizzi più rispettati al mondo per la sartoria maschile. Da clienti americani diretti sulla Costa d’Amalfi ad attori inglesi o manager milanesi, tanti hanno affidato a Mariano i loro abiti più preziosi. L’apertura del negozio a Londra, negli anni Novanta nel quartiere Mayfair, ha confermato la fama internazionale della casa madre. All’estero Rubinacci è sinonimo di “soft tailoring”, “Neapolitan jacket” e “heritage”.
Dietro le quinte però Mariano ha sempre difeso un modo familiare di lavorare: poche decine di dipendenti scelti con cura e attenzione artigianale in ogni fase della produzione. “Niente catene industriali,” diceva con un sorriso a chi gli chiedeva se volesse espandersi troppo: “Solo chi conosce bene il tessuto sa tagliarlo come si deve”.
Le reazioni dal mondo della moda e della città
Nel pomeriggio sono arrivati messaggi da molte personalità del settore. Giorgio Armani lo ha ricordato come “un collega intelligente e raffinato”. Brunello Cucinelli ha espresso vicinanza alla famiglia definendolo “una persona che custodiva con umanità lo stile italiano”. Anche il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi si è unito al cordoglio: “Rubinacci ha rappresentato l’eccellenza artigiana partenopea nel mondo”.
Davanti all’atelier si sono fermate molte persone anche solo per leggere il cartello sulla porta: “Perderlo è come perdere un pezzo della città”, ha detto Peppino, cliente storico. Gli apprendisti – alcuni poco più che ventenni – continuano a sistemare rotoli di tessuto; qualcuno ha gli occhi lucidi. Nei prossimi giorni sarà fissata la data delle esequie, ancora non comunicata dalla famiglia.
Un’eredità che prosegue tra memoria e futuro
Ieri sera sembra essersi chiusa una pagina importante della moda italiana proprio qui a Napoli. Ma nei laboratori Rubinacci – tra modelli sparsi sui tavoli e rotoli di lino beige – il lavoro va avanti ogni giorno. Saranno i figli Luca e Chiara a raccogliere il testimone lasciato dal padre e portare avanti quell’idea di eleganza napoletana che Mariano aveva trasformato in un linguaggio riconosciuto ovunque nel mondo. Forse questo è il lascito più grande: dimostrare che stile e tradizione possono andare insieme, partendo sempre da quel piccolo laboratorio all’ombra del Vesuvio.