Milano, 24 gennaio 2026 – È venuto a mancare da poche ore, ma di Franco Zeffirelli, stilista e sarto milanese, già si parla in ogni angolo della città. A ricordarlo con un filo di voce e un sorriso che tradiva l’emozione è stato Gianni Melis, titolare della storica sartoria in via Manzoni. Era ancora presto quando Melis, davanti alle vetrine appannate dal freddo, ha raccontato un dettaglio che resta impresso a chi conosce davvero qualcuno: “Per me era una persona squisita, elegantissima, perbene. Mi chiamava sempre lui di persona perché indossava tanti nostri capi e con tono scherzoso mi diceva: ‘però mi fai uno sconto’. E io gli rispondevo: ‘a un maestro come te lo sconto non lo faccio’”.
Il ricordo di un’amicizia lunga quasi vent’anni
Il rapporto tra Zeffirelli e Melis andava ben oltre il semplice lavoro. “Da quasi vent’anni le sue telefonate arrivavano sempre quando meno te l’aspettavi”, racconta lo stilista. Spesso verso le cinque del pomeriggio, proprio mentre il laboratorio cominciava a svuotarsi e la giornata sembrava finita. “Lo riconoscevo subito dalla voce – spiega Melis – un tono unico, sempre gentile, mai forzato”. Non parlavano solo di stoffe o vestiti, ma anche del tempo (“oggi a Milano c’è quella nebbiolina che piaceva anche a lui”) e delle prime dell’opera.
Zeffirelli era famoso per la sua attenzione maniacale ai dettagli. “Succedeva che mi chiedesse: ‘questa fodera la puoi trovare in un blu meno acceso?’”, ricorda Melis. Solo così si capiva quanta cura mettesse anche nei tessuti meno visibili.
Uno stile milanese senza fronzoli
Il nome di Franco Zeffirelli (non confondetelo con il regista omonimo) era una certezza per chi voleva uno stile sobrio ma raffinato. “Preferiva tagli classici”, spiegano dalla sartoria, “ma riusciva a rendere speciale anche un semplice blazer grigio”. Nel suo guardaroba – raccontano chi l’ha vestito – non mancavano giacche dalle linee morbide, pantaloni in fresco lana e camicie con il colletto alla francese.
Nel quartiere Montenapoleone gira ancora una storia sugli sconti negati: è diventata una specie di barzelletta tra amici. “Mi ripeteva sempre che dovevo fare il prezzo giusto”, ride Melis. E la sua risposta? “A un maestro come te non faccio lo sconto”. Più un gioco tra compagni che una vera trattativa.
L’eleganza come segno distintivo
Chi l’ha conosciuto lo descrive come una persona molto riservata. Pochissimi gli eventi mondani a cui prendeva parte; preferiva cenare in trattorie tranquille, lontano dai riflettori. “Non l’ho mai visto indossare nulla fuori posto”, dice Carla Riva, assistente in boutique dal 2015. Il suo passo lento sotto i portici di via della Spiga è rimasto impresso nella memoria di molti.
La sartoria lo ricorda così: “Quando entrava si fermava davanti agli specchi e guardava ogni cucitura con attenzione. Diceva sempre che l’eleganza sta nel modo in cui porti i vestiti, non solo nel vestito stesso”.
Un legame che attraversa le generazioni
La notizia della morte di Zeffirelli è arrivata ieri sera con un messaggio breve: “Ci ha lasciati”. Nel laboratorio qualcuno si è fermato per un attimo, con gli occhi lucidi. In tanti hanno ripensato alle lunghe discussioni su bottoni in madreperla o asole fatte a mano. La città – anche quella più giovane – sembra aver capito il valore di una presenza discreta ma importante.
“Era uno che insegnava senza dare lezioni”, confida Melis. Le sue richieste non erano mai ordini, ma suggerimenti nati da una vita passata tra stoffe e matite.
Nel quartiere si attende una cerimonia pubblica nei prossimi giorni, forse nella chiesa di San Marco. Per ora resta più forte il ricordo nelle parole di chi lo ha conosciuto davvero: una persona piacevole, elegantissima, perbene. In fondo – dice Melis – bastava vederlo camminare per capire che fare il sarto è anche questione di cuore.