Chanel Blazy riscopre gli anni Venti e Trenta: moda vintage reinventata in chiave moderna

Sara Gelmini

sgelmini@gelmini.it

10 Marzo 2026

Parigi, 10 marzo 2026 – Questa mattina Matthieu Blazy, il direttore creativo di Chanel, ha svelato a Parigi la nuova collezione prêt-à-porter. Un ritorno deciso agli archivi della maison, ma senza nostalgia. Come ha spiegato lo stilista, “non si tratta di guardare al passato per rimpiangerlo, ma di trovare una voce contemporanea dentro le radici di Gabrielle Chanel”. La sfilata si è svolta nel Grand Palais Éphémère alle 10 del mattino, in una sala piena zeppa di giornalisti e buyer da tutto il mondo, con un’atmosfera carica di aspettative e bisbigli.

Archivio e presente: un dialogo che funziona

Blazy ha lavorato su una domanda molto diretta: cosa rimane della visione originale quando tutto intorno cambia? In passerella sono apparsi tailleur in tweed dal taglio netto, con dettagli come catene dorate e fiocchi di organza che richiamano gli anni ’60, ma ricomposti su forme più morbide e fluide. “Il rischio è sempre quello di fare citazioni vuote”, ha ammesso lui subito dopo lo show. Eppure, nei cappotti voluminosi e nelle gonne midi con spacchi laterali si sentiva chiaramente uno sforzo per aggiornare il tutto.

Le modelle hanno camminato con sandali flat e maxi pochette: un cenno quasi ironico al comfort domestico che ha dominato la moda recente. È stato solo allora che è diventato chiaro: il vero protagonista non era il passato in sé, ma il modo in cui può essere ripensato senza rimpianti. “Non è revival”, ha ribadito Blazy, “ma un tentativo di ascoltare cosa quei codici ci raccontano oggi”.

Fatti su misura: materiali e dettagli al centro

Tra i pezzi forti della collezione spiccava un cappotto doppiopetto color ghiaccio con bottoni madreperlati, molto apprezzato dal pubblico, insieme a pantaloni larghi in bouclé e maglie trasparenti. La palette giocava su toni neutri – nero, beige e panna – spezzati da improvvisi tocchi di blu elettrico e giallo sole. Gli accessori hanno avuto un ruolo importante: le classiche borse matelassé si sono presentate con tracolle metalliche oversize. In passerella anche guanti lunghissimi in pelle lucida abbinati a cappelli a cloche in rafia.

“Abbiamo puntato molto sulla sensazione tattile”, ha spiegato Anne Ménard, responsabile materiali della maison. Tessuti tecnici alternati a lane pettinate creavano contrasti che si potevano percepire non solo alla vista ma anche al tatto. Una scelta ben precisa: in un momento incerto come questo, Chanel scommette sulla forza dell’artigianato come suo marchio distintivo.

Reazioni sul momento: tra applausi contenuti e curiosità

In prima fila c’erano volti noti come Penélope Cruz – ambasciatrice del brand –, Pharrell Williams e Emmanuelle Alt, direttrice di Vogue Paris. Alla fine della sfilata gli applausi sono stati discreti ma sinceri. “Un perfetto equilibrio tra memoria e futuro”, ha commentato Sylvie Lecallier del Figaro. Alcuni buyer americani si sono detti intrigati dalla scelta di puntare sui materiali tradizionali; tra gli editor europei invece si è discusso della capacità di Blazy nel non cadere nella “trappola del vintage”.

Dati ufficiali Chanel dicono che il 70% dei capi è realizzato con materiali riciclati o certificati, seguendo la linea verde avviata già l’anno scorso. “Qui non si parla solo di stile”, ha ricordato Blazy ai giornalisti, “ma anche di una risposta etica”.

Chanel oggi: fedele a sé stessa ma pronta al futuro

Con questa collezione Chanel ribadisce la voglia di restare ancorata alla propria identità senza però rinunciare a riscriverla. Niente stravolgimenti clamorosi: piuttosto una lettura sobria e misurata, un passo lento ma deciso verso la contemporaneità senza lasciarsi travolgere dalle mode passeggere. L’archivio diventa così più di un semplice ricordo; è uno strumento per interrogare il presente – forse anche il futuro – della moda francese.

I prossimi mesi ci diranno se questa linea più riflessiva incontrerà davvero il favore del pubblico internazionale. Per ora resta chiaro un dato: Parigi continua a essere laboratorio creativo e Chanel ne è l’interprete più fedele – anche quando decide di riscrivere se stessa.

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