Parigi, 31 marzo 2026 – Da oltre un secolo e mezzo, Chantelle non è stata solo un produttore di lingerie: il marchio francese, nato nel 1876, ha vissuto in prima linea mode, mutamenti sociali, rivoluzioni industriali e soprattutto la vita di ogni giorno delle donne. Una storia lunga tre secoli, in cui la società e le esigenze femminili sono cambiate e il tessuto delle abitudini si è trasformato insieme a loro.
Chantelle e la nascita della lingerie moderna
All’inizio, tutto ruotava attorno a bende elastiche, confezionate a Parigi dal fondatore François Gamichon. Solo più avanti, quando la seconda generazione prese il timone, l’azienda si specializzò nella corsetteria. Siamo alla fine dell’Ottocento: in Rue de Saintonge, tra botteghe artigiane e piccoli laboratori tessili, le prime cinture elastiche firmate “Chantelle” venivano fatte ancora a mano.
Un nome che in Francia è diventato sinonimo di “intimo”. Negli anni Trenta, in un’epoca di fermenti culturali e sociali, Chantelle lanciò i primi reggiseni elasticizzati. Cambiava la moda ma soprattutto cambiavano le donne: sempre più libere di muoversi e scegliere cosa indossare. In un’intervista d’archivio, la pronipote del fondatore, Patricia Gamichon, ricordava: “Le nostre clienti non volevano più solo sostegno: cercavano comfort e bellezza”.
Evoluzione sociale e stile: i decenni della svolta
Il Novecento è stato un terreno di prova per Chantelle. Nel secondo dopoguerra, con l’arrivo delle fabbriche moderne e delle nuove tecnologie tessili, l’azienda presentò i primi reggiseni preformati, ampliando le taglie e puntando a vestibilità su misura per ogni corpo. Negli anni Sessanta, tra cultura pop e movimenti femministi in Europa, la pubblicità cambiò volto: da Parigi a Londra le campagne di Chantelle promuovevano uno stile “libero”, senza costrizioni.
Diversa da altre maison storiche francesi ancora legate al passato, Chantelle ha spesso saputo leggere in anticipo i segnali della società. Una scelta vincente: puntare non solo su materiali raffinati come pizzo di Calais o microfibre brevettate, ma anche su modelli pensati per varie generazioni. “Abbiamo sempre ascoltato le donne”, ha detto l’attuale CEO, Céline Roussel, in un’intervista a Le Monde lo scorso febbraio.
Presente e futuro tra sostenibilità e nuove sfide
Oggi Chantelle dà lavoro a circa 5.500 persone nel mondo con stabilimenti in Francia, Tunisia e Vietnam. Il cuore resta a Parigi ma il mercato è globale. Il report annuale 2025 parla chiaro: fatturato consolidato di 390 milioni di euro; quasi il 60% della produzione va all’estero. Eppure – ed è qui che cambia tutto – oggi non basta più fare prodotti “di qualità”: il pubblico chiede impegno sulla sostenibilità e sull’etica.
A marzo la maison ha presentato una nuova linea con filati riciclati certificati (GOTS) e processi produttivi a basso impatto ambientale. “Rispetto per l’ambiente non è uno slogan”, ha detto Roussel alla stampa. “È una strada obbligata”. Tra i best seller? Bralette senza ferretto e modelli genderless: segno che anche i canoni tradizionali di bellezza stanno mutando.
Un filo che attraversa la storia femminile
Oggi Chantelle non si definisce solo come maison di lingerie. Il gruppo porta avanti campagne per l’autostima nelle scuole parigine e collabora con associazioni contro la violenza di genere. Nei negozi flagship del Boulevard Haussmann o sugli scaffali dei grandi magazzini italiani – da Milano a Firenze – il logo dorato è familiare alle generazioni che hanno visto cambiare non solo l’intimo ma anche il loro modo di stare nel mondo.
Un brand che ha attraversato epoche senza perdere mai il contatto con la realtà. Forse questo è il suo segreto: “Non abbiamo mai smesso di adattarci”, confida Roussel mentre sfoglia gli archivi fotografici degli anni Cinquanta. Solo così si capisce cosa significa davvero accompagnare – giorno dopo giorno – le vite delle donne.