Dalla carbonara rivisitata con panna agli gnocchi trasformati in tartiflette: ecco come la cucina francese reinterpreta, spesso tra polemiche, i classici italiani
Nizza, 18 dicembre 2025 – La storica rivalità tra Italia e Francia si riflette con particolare vigore anche nel mondo della gastronomia, dove le tradizioni culinarie di entrambi i Paesi, per quanto ricche e distinte, si intrecciano spesso in modi curiosi e talvolta controversi. Nonostante la cucina d’Oltralpe sia universalmente apprezzata e riconosciuta, non mancano episodi in cui i piatti tipici italiani vengono reinterpretati dai francesi in versioni che, più che omaggiare, sfigurano le ricette originali, dando vita a vere e proprie “falsificazioni” culinarie.
La rivalità gastronomica tra Italia e Francia: un confronto storico
La competizione tra le due nazioni confinanti è antica e si manifesta in molte sfere, dal calcio alla politica, fino alla tavola. Un episodio emblematico risale al 2010, quando l’UNESCO riconobbe il pasto tradizionale francese come patrimonio immateriale dell’umanità, segnando un primo vantaggio simbolico per la Francia. Tuttavia, l’Italia rispose non meno degnamente, ottenendo riconoscimenti per la pizza e la dieta mediterranea, due pilastri della sua gastronomia, ribaltando così il punteggio in questa sfida culturale.
Curiosamente, anche la cucina francese ha ricevuto influenze significative dall’Italia, soprattutto grazie a figure storiche come Caterina de’ Medici, la nobildonna italiana che nel XVI secolo portò a corte ricette e ingredienti italiani, contribuendo a plasmare la cucina francese. Ciò nonostante, le rivisitazioni di piatti italiani in Francia spesso generano reazioni contrastanti, tra ironia e difesa appassionata del patrimonio culinario nazionale.
Piatti italiani travisati: dal ragù bolognese alla carbonara “one pot”
Tra i casi più noti di “italianità mal interpretata” c’è quello degli Spaghetti alla Bolognese serviti in Francia. Ordinandoli in un ristorante francese, si rischia di ricevere un piatto lontano anni luce dall’originale: grossi spaghetti spesso scotti conditi con un ragù che, pur contenendo carne, perde la sua essenza tradizionale. Il vero ragù alla bolognese, infatti, si prepara rigorosamente con tagliatelle all’uovo e la ricetta ufficiale è stata depositata dall’Accademia Italiana della Cucina nel 1982 presso la Camera di Commercio di Bologna, a testimonianza della sua importanza e specificità.
Un altro esempio emblematico è quello delle farfalle alla carbonara proposte in una videoricetta pubblicata nel 2016 dal sito francese Demotivateur.fr. Qui la pasta corta viene cotta insieme a cipolla e pancetta, per poi essere condita con una miscela improbabile di panna, parmigiano, tuorlo d’uovo non sbattuto e prezzemolo, lontana dalla semplicità e purezza della carbonara italiana tradizionale. La stessa Barilla, coinvolta nel video, ha preso le distanze da questa interpretazione, tuttavia non mancano ancora oggi versioni “cremose” con uovo crudo al centro, che fanno storcere il naso ai puristi.
La “gnocchiflette” e il gelato “all’italiana”: innovazioni o stravolgimenti?
L’influenza francese ha portato anche a rivisitazioni più ardite, come la gnocchiflette, variante della tradizionale tartiflette dell’Alta Savoia, dove gli gnocchi sostituiscono le patate e sono conditi con pancetta, formaggio reblochon, cipolla e panna. Sebbene sia un piatto gustoso, agli occhi degli italiani appare come un’eresia gastronomica, che fa rimpiangere piatti classici come gli gnocchi al Castelmagno.
Sulla costa della Provenza, lungo la celebre Promenade des Anglais di Nizza, la tentazione di un gelato “all’italiana” può sorprendere. Le insegne colorate di “Glace à l’Italienne” spesso nascondono in realtà il soft ice cream, un gelato americano morbido e leggero, prodotto con macchine refrigeranti e servito “alla spina”, molto distante dal gelato italiano tradizionale, più denso e ricco. In Francia, per assaporare un vero gelato italiano, bisogna cercare proprio la parola “gelato”, che mantiene intatta la sua identità.
L’olio extravergine di oliva: il condimento simbolo a confronto
L’olio extravergine di oliva rappresenta il condimento principe della cucina italiana, utilizzato sia per cucinare che per condire a crudo, esaltando i sapori e completando i piatti con il suo carattere unico e variegato. In Italia, la conoscenza delle diverse tipologie di olio è fondamentale, anche per un semplice piatto di insalata.
In Francia, invece, le abitudini sono diverse: le insalate sono generalmente servite come entrée (antipasto) e mai condite semplicemente con olio d’oliva. Viene invece utilizzata la vinaigrette, una salsa a base di olio, aceto e senape, che conferisce un gusto deciso e tipicamente francese. Questo condimento, pur essendo gustoso e radicato nella tradizione d’Oltralpe, può risultare “troppo” per i puristi dell’extravergine italiano, segnando così un’altra differenza culturale nella percezione dei sapori.
Gastronomia, storia e attualità: un confronto sempre vivo
In un contesto più ampio, la rivalità culinaria tra Italia e Francia si inserisce in un quadro storico e culturale ricco di interscambi e reciproche influenze. Entrambe le nazioni vantano una cucina riconosciuta a livello mondiale, con la Francia che nel 2025 si conferma una potenza economica e culturale in Europa e l’Italia che continua a essere un faro di tradizione e innovazione gastronomica.
La comprensione e il rispetto di queste differenze, unite a un pizzico di sano patriottismo e ironia, sono l’essenza del confronto tra queste due grandi cucine europee, che continueranno a stimolarsi e a ispirarsi a vicenda nel panorama culinario globale.