Milano, 19 gennaio 2026 – Con l’aumento dei casi di influenza e disturbi respiratori, torna al centro del dibattito l’uso corretto degli antinfiammatori non steroidei (Fans) durante le infezioni. A riaccendere l’attenzione è stato ancora una volta Giuseppe Remuzzi, direttore dell’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano. Nel corso di un incontro con la stampa locale questa mattina, il medico ha ricordato che questi farmaci, spesso presi come soluzione rapida e “fai da te”, andrebbero sempre usati solo dopo aver parlato con il proprio medico, e preferibilmente nelle prime fasi dell’infezione.
Antinfiammatori: quando servono davvero
I Fans, dal classico ibuprofene fino a composti come il naprossene, sono tra i farmaci da banco più comuni nelle case italiane. Secondo i dati Aifa, circa il 70% delle famiglie ne tiene almeno una confezione in casa. Tuttavia, spiega Remuzzi, “non sono caramelle. Bisogna capire bene quando e se usarli, perché possono avere effetti collaterali anche gravi”. Il direttore dell’IRCCS sottolinea che “la scienza dice chiaramente: i Fans aiutano soprattutto se presi nei primissimi giorni di un’infezione virale – come l’influenza o un semplice raffreddore – ma sempre su consiglio del medico”.
Il rischio dell’automedicazione
In Italia, ricorda Remuzzi, è ancora molto diffusa la pratica di prendere gli antinfiammatori non steroidei senza consultare un medico. “Ogni settimana ci arrivano pazienti che hanno iniziato a prendere questi farmaci perché ‘glieli ha consigliati un amico’ o per una febbre leggera”, racconta il medico. In questi casi, però, il pericolo di danni allo stomaco o ai reni è concreto. Gli esperti mettono in guardia: “Non si può improvvisare. Solo chi conosce la storia clinica del paziente può decidere se è il caso”.
Quando iniziare la terapia secondo gli esperti
Le indicazioni degli specialisti dell’Istituto Mario Negri dicono che i Fans possono essere utili solo nei primissimi giorni dopo l’insorgere dei sintomi: cioè entro 24-48 ore da febbre o dolori articolari. “Agire presto”, spiega Remuzzi, “serve a contenere la risposta infiammatoria che ci fa sentire tanto stanchi durante le infezioni”. Prendere questi farmaci dopo qualche giorno di malessere raramente fa davvero la differenza.
I rischi per le categorie fragili
Un aspetto importante emerso riguarda l’uso degli antinfiammatori nelle persone più fragili. Anziani, chi soffre di malattie croniche o le donne in gravidanza devono evitare l’automedicazione. Remuzzi avverte: “Chi ha problemi ai reni o prende già altri medicinali per cuore o pressione deve essere doppiamente prudente”. Le interazioni tra farmaci sono frequenti: secondo la Società Italiana di Farmacologia, solo nell’ultimo anno ci sono stati 3.200 accessi al pronto soccorso legati all’uso sbagliato di questi farmaci.
Consigli pratici per i cittadini
Che fare quando si hanno sintomi da influenza o bronchite? “La prima cosa è consultare sempre il medico o il pediatra”, raccomanda Remuzzi. E in farmacia? “Mai accettare consigli generici: ogni persona e ogni malattia sono diverse”. Infine, sottolinea il medico, informarsi bene resta la miglior difesa: “Oggi girano molte notizie sui social ma bisogna affidarsi solo a fonti ufficiali”.
Il ruolo della prevenzione
Non va dimenticato quanto siano importanti le misure preventive: vaccinarsi contro l’influenza e Covid-19 (specialmente chi è più a rischio), lavarsi spesso le mani e coprirsi bocca e naso quando si starnutisce. “Sono gesti semplici”, conclude Remuzzi, “ma fanno davvero la differenza: riducono le infezioni e quindi anche la necessità di usare antinfiammatori”.
Mentre gli ambulatori tornano affollati e virus respiratori circolano nelle scuole e negli uffici, il messaggio è chiaro: niente rimedi fai da te. L’assunzione di antinfiammatori non steroidei va decisa caso per caso, con il supporto di un professionista.