Falso Magro Siciliano: Ricetta Tradizionale del Pranzo Domenicale di Carne Farcita

Rosa Mancuso

rmancuso@mancuso.it

15 Gennaio 2026

Palermo, 15 gennaio 2026 – Tra i vicoli di Palermo, dove l’aria sa di spezie e legna che brucia lenta, il falso magro torna a essere protagonista dei pranzi in famiglia. È un secondo di carne che, con i suoi strati, racconta storie, gesti antichi e la concretezza di una Sicilia vera. Di solito sono le nonne a prepararlo la domenica mattina, mentre la città ancora si sveglia piano piano. Ma perché si chiama così? Come spesso accade nella cucina popolare, c’è un pizzico di ironia dietro: sembra semplice, ma in realtà è un tripudio di farce generose.

Origini e tradizione del falso magro

Gli storici locali collocano la nascita del falso magro tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Era un piatto pensato per le grandi occasioni, quando la carne non era cosa da tutti i giorni ma un vero lusso. Il nome fa riferimento a una “magrezza” solo apparente: il vero protagonista è il ripieno, che spesso abbonda. Oggi si cucina soprattutto nelle province di Palermo, Trapani e Catania, con qualche variante da zona a zona.

«Mia nonna lo preparava per Natale e Pasqua», racconta Angela Di Bartolo, del quartiere Kalsa. «Prendeva fettine sottili di vitello, le battèa con il batticarne e poi ci metteva dentro tutto quello che aveva: uova sode, formaggio primo sale, prosciutto cotto o mortadella, qualche foglia di spinaci». Poi arrotolava tutto e legava il rotolo con lo spago da cucina. La mattina presto metteva il tutto sul fuoco: lentamente la carne prendeva i profumi e i colori del sugo di pomodoro.

Ingredienti chiave e preparazione

La ricetta tradizionale richiede pochi ingredienti semplici: fettine di vitello (circa 800 grammi per quattro persone), uova sode (due o tre), prosciutto cotto o mortadella, un po’ di caciocavallo o primo sale grattugiato, prezzemolo fresco e qualche cucchiaio di pangrattato. Alcuni aggiungono piselli lessati o verdure come spinaci o carote scottate in acqua salata.

La preparazione è tutta manuale. Si stende la carne su un piano leggermente infarinato, si sala e pepa. Poi si distribuiscono gli strati: salume, uova tagliate a spicchi (o intere se piccole), formaggio grattugiato e verdure. Arrotolare è la parte più delicata: va fatto stretto ma senza rompere le fibre della carne. Alla fine si lega bene con lo spago.

Il rotolo va rosolato in poco olio extravergine d’oliva insieme a una cipolla tritata finemente. Dopo dieci minuti si versa la passata di pomodoro (circa 700 ml) con mezzo bicchiere d’acqua e si lascia cuocere piano per almeno un’ora e mezza. In alcune case non manca un goccio di vino rosso dopo la rosolatura per dare più sapore alla salsa.

Servizio in tavola e piccoli segreti

Il trucco sta nel tagliare il falso magro solo quando si è intiepidito: se lo fate da caldo rischiate che si sfaldi tutto. Le fette – spesse poco più di un dito – mostrano subito l’alternarsi del rosso vivo del sugo con il giallo dell’uovo sodo all’interno. Si porta in tavola con un mestolo di salsa sul fondo del piatto e una spruzzata leggera di prezzemolo fresco. A volte lo accompagnano con patate al forno o verdure grigliate.

Tra i dettagli che fanno la differenza c’è il formaggio: c’è chi usa pecorino, altri preferiscono il caciocavallo locale. «L’importante è non lesinare sulla qualità della carne», dice Salvatore D’Amico, macellaio da oltre quarant’anni in via Maqueda.

Un piatto che racconta la Sicilia

Il bello del falso magro è anche nella sua storia sociale. Un piatto “di festa”, nato però dalla necessità di “mascherare” la povertà usando pochi ingredienti poveri ma tanto ingegno. Oggi lo trovate anche nei ristoranti tipici del centro storico – dall’Osteria dei Vespri alla Trattoria Biondo – dove i turisti si fermano incuriositi dalle vetrine illuminate fin dal pomeriggio.

Chi lo assaggia per la prima volta resta spesso sorpreso, come Carlo, giovane turista romano incontrato ieri davanti al mercato del Capo: «Mi aspettavo qualcosa di semplice… invece ogni boccone ha un sapore diverso». In fondo questa è proprio la magia della cucina siciliana: nulla è mai come sembra. E persino un rotolo di carne può raccontare secoli di storie familiari.

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