Fnopi: Riconoscere il Ruolo Strategico degli Infermieri nei Lea per Cure Equilibrate in Italia

Simone Bovolenta

s.bovolenta@bovo.it

19 Gennaio 2026

Roma, 19 gennaio 2026 – La presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche, Barbara Mangiacavalli, è intervenuta oggi davanti alla Commissione Igiene e Sanità del Senato per ribadire con forza l’urgenza di un linguaggio infermieristico standardizzato nel sistema sanitario italiano. “Solo così possiamo garantire a ogni cittadino cure davvero eque e adeguate,” ha detto, invitata a parlare delle prospettive di innovazione nel settore infermieristico nazionale.

Standardizzare il linguaggio per migliorare l’assistenza

L’audizione, iniziata poco dopo le 10 nella Sala Caduti di Nassirya a Palazzo Madama, ha visto Mangiacavalli spiegare come la mancanza di un linguaggio comune tra infermieri complichi non solo la comunicazione tra professionisti ma anche la tracciabilità delle cure e la loro continuità sul territorio. “Si rischia – ha sottolineato rivolgendosi ai senatori – che due pazienti con lo stesso problema ricevano interventi diversi solo perché il modo di descrivere i bisogni cambia da struttura a struttura. Non è accettabile.”

Ha fatto esempi concreti: “Pensiamo a un paziente che passa dall’ospedale al domicilio: senza un linguaggio condiviso, tutto si complica, dalla gestione dei farmaci alla segnalazione dei rischi.” I dati della FNOPI parlano chiaro: oltre 450 mila infermieri in Italia sono ogni giorno chiamati a lavorare con precisione nella comunicazione.

Equità nelle cure: un nodo da sciogliere

Mangiacavalli ha voluto mettere in chiaro che non si tratta solo di aspetti tecnici. “Standardizzare il lessico vuol dire soprattutto ridurre le disuguaglianze – specie nelle regioni più fragili o per chi si sposta da una provincia all’altra.” Durante l’audizione è emerso come le differenze negli approcci incidano sia sugli esiti clinici sia sulla soddisfazione dei pazienti.

La presidente FNOPI ha citato esperienze straniere: “In paesi come Germania e Olanda hanno già adottato modelli nazionali di classificazione dei bisogni e processi infermieristici condivisi. I risultati? Meno errori e una continuità delle cure più solida.” Lo confermano anche studi pubblicati su riviste come il Journal of Advanced Nursing, alcuni estratti dei quali sono stati portati all’attenzione della Commissione.

Reazioni istituzionali e prossimi passi

A seguire, diversi senatori – tra cui Elena Ferrara (PD) e Andrea Melis (M5S) – hanno chiesto chiarimenti su costi, formazione e tempi per adottare il sistema. “Non è una riforma semplice,” ha commentato Ferrara, “ma la pandemia ci ha insegnato quanto sia importante far lavorare bene insieme tutti gli operatori sanitari.”

Mangiacavalli ha spiegato che “alcune regioni stanno già testando piattaforme informatiche con un vocabolario unico. L’obiettivo è arrivare a una diffusione nazionale, graduale ma decisa.” Ha poi ricordato che serve il coinvolgimento delle università e un aggiornamento degli standard formativi per tutti i futuri laureati in Scienze Infermieristiche.

Numeri e orizzonti per la professione infermieristica

Secondo una rilevazione recente della Federazione, oltre l’80% degli infermieri italiani ritiene “prioritario” avere strumenti comuni per la documentazione clinica. Anche le segnalazioni dei cittadini – soprattutto da aree interne come il Molise o le zone montane del Piemonte – evidenziano disparità nei percorsi di assistenza.

“Il cittadino – ha concluso Mangiacavalli – deve poter contare sul fatto che l’infermiere che lo assiste parli la stessa ‘lingua’, ovunque si trovi.” Il cammino legislativo è ancora lungo ma dalle prime reazioni raccolte fuori dalla sala commissioni, la questione sembra destinata a rimanere al centro del dibattito nelle prossime settimane.

In attesa di un disegno di legge dedicato, la Commissione ha incaricato un gruppo tecnico misto (rappresentanti FNOPI e Ministero della Salute) di preparare un dossier sulle migliori pratiche internazionali da consegnare entro febbraio.

Un passo piccolo – ma, per molti addetti ai lavori, fondamentale verso una sanità più equa e moderna.

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