Foglie da tè siciliane con granella di pistacchio: la ricetta dei biscotti leggeri e golosi

Rosa Mancuso

rmancuso@mancuso.it

27 Gennaio 2026

Catania, 27 gennaio 2026 – Nel cuore della pasticceria siciliana, le foglie da tè sono da decenni un piccolo rito quotidiano: biscotti leggeri, dalla forma elegante e decorati con una sottile granella di pistacchio. Tra Palermo e Catania, non c’è bar che non abbia almeno un vassoio pronto fin dalla prima mattina, accanto alle paste di mandorla e ai cannoli. Ma cosa li rende così amati, tanto da farli uscire spesso dai confini dell’isola?

La ricetta delle foglie da tè, biscotti simbolo siciliani

In tutta l’isola si preparano questi biscotti friabili, dalla forma ovale che richiama proprio quella di una foglia, come suggerisce il nome. La base è una pasta frolla montata, lavorata a lungo con burro, zucchero e uova. È proprio questo lavoro a mano che regala ai biscotti quella consistenza sottile e che si scioglie in bocca. “Il trucco è montare bene il burro, almeno cinque minuti”, spiega Francesco, pasticciere esperto di Catania. Solo dopo si aggiungono zucchero a velo, farina e un pizzico di vaniglia. La forma la dà una sac à poche con bocchetta rigata: l’impasto si disegna direttamente sulla teglia in linee allungate.

Prima di infornare – solitamente a 170 gradi per dieci minuti – si cosparge la superficie con una generosa granella di pistacchio, raccolta in parte alle pendici dell’Etna o importata da Bronte, zona famosa per questo prodotto. In alcune varianti locali la granella viene sostituita con mandorle o nocciole tritate. Ma il pistacchio resta la scelta preferita dai siciliani, soprattutto durante le feste.

Un rituale quotidiano nei bar e nelle case

A Catania, il profumo delle foglie da tè appena sfornate si mescola al suono delle tazzine: vengono servite con il caffè o al tè del pomeriggio, tradizione ereditata dai salotti borghesi dell’Ottocento. “La colazione della domenica non è completa senza un vassoio di questi biscotti”, racconta Maria, pensionata che frequenta il Caffè del Duomo dal 1972. Il prezzo? Circa 30 euro al chilo nelle pasticcerie del centro, meno nelle panetterie di quartiere.

Non mancano però gli appassionati del fai-da-te: molti preparano le foglie da tè in casa, per offrirle agli ospiti o durante le feste natalizie. “Non servono ingredienti strani”, assicura Rosaria, casalinga catanese. “Serve solo buon burro e un po’ di pazienza nel montare”. Le versioni domestiche spesso si arricchiscono con scorza d’arancia o gocce di cioccolato, ma la granella di pistacchio – se possibile quella di Bronte – resta il marchio riconoscibile.

Dalla Sicilia al resto d’Italia

Negli ultimi anni le foglie da tè hanno conquistato anche le pasticcerie milanesi e romane specializzate in dolci regionali. “Ce le chiedono spesso clienti con radici siciliane”, dice Fabio Rinaldi, titolare di una bakery a Milano. Il successo? “Sono biscotti leggeri ma golosi, perfetti sia a colazione sia per il tè delle cinque”.

L’arrivo fuori dalla Sicilia ha portato qualche variazione: alcuni chef usano farine diverse; altri aggiungono aromi alla vaniglia o spolverano con zucchero a velo dopo la cottura. Ma la sostanza non cambia: rimangono biscotti friabili e raffinati, dal verde chiaro che evoca subito l’isola.

Curiosità e consigli per chi vuole provarli

Chi vuole cimentarsi in casa con le foglie da tè dovrebbe lasciarle raffreddare qualche minuto prima di staccarle dalla teglia: solo così mantengono la forma senza sbriciolarsi. Alcuni consigliano di conservarle in scatole di latta dove restano fresche anche dieci giorni; altri preferiscono gustarle appena fatte.

La tradizione più antica vuole che questi biscotti accompagnassero il tè – da qui il nome –, ma oggi si abbinano anche a gelati o semifreddi. Nei laboratori artigianali di Palermo e Messina non manca mai una vaschetta di pistacchi sgusciati pronta per l’ultimo tocco. “Un gesto semplice che fa tutta la differenza”, dice orgogliosa Anna, pasticcera nel quartiere Kalsa.

In fondo, le foglie da tè non sono solo dolci: sono un pezzo autentico della cultura siciliana. Basta assaggiarne uno – magari ancora tiepido – per ritrovare i ricordi delle colazioni in famiglia o dei pomeriggi lenti nei bar del centro città. Così si tramanda una ricetta semplice che tra profumi e delicatezza parla già d’estate anche in pieno inverno.

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