Gabriele Pasini presenta la capsule denim sartoriale con Memory’s a Pitti Uomo 109

Sara Gelmini

sgelmini@gelmini.it

14 Gennaio 2026

Firenze, 14 gennaio 2026 – Gabriele Pasini, stilista di Forlì, ha presentato una nuova capsule collection in denim all’apertura della Pitti Uomo 109, evento fondamentale per la moda maschile. La mostra, partita ieri nella Fortezza da Basso, nasce dalla collaborazione tra Pasini e Memory’s, atelier italiano noto per l’attenzione alla ricerca e alla lavorazione della tela di jeans di alta gamma.

Tra tessuti e tradizione: il debutto di Pasini

Nel cuore di Firenze, nel primo pomeriggio, Pasini ha svelato la sua ultima sfida creativa: una capsule collection che ripensa il denim secondo il suo stile, unendo dettagli sartoriali a lavorazioni più moderne. I primi modelli, esposti su manichini e indossati da giovani selezionati, hanno subito catturato l’attenzione di operatori e buyer. “Lavorare con Memory’s è stato un percorso naturale,” ha raccontato lo stilista romagnolo davanti a giornalisti, buyer giapponesi e designer emergenti. “La tela scelta – ha aggiunto – racconta una storia antica che si intreccia con le esigenze dell’uomo di oggi”.

Denim d’autore: la scelta della tela giapponese

Al centro del progetto c’è la tela giapponese, filo conduttore dell’intera collezione, selezionata da Memory’s insieme agli artigiani della prefettura di Okayama. Secondo i responsabili dell’azienda – che opera tra Vicenza e Napoli – ogni capo richiede diversi giorni di lavorazione manuale con controlli qualità rigorosi. “Non volevamo proporre il solito jeans,” spiega Sergio Maresca, direttore creativo di Memory’s, “ma qualcosa che durasse nel tempo, come facevano i nostri nonni”.

Dettagli che fanno la differenza: made in Italy

Dai bottoni in ottone brunito alle cuciture a vista in filo color tabacco, la capsule collection offre pochi modelli – blazer doppiopetto, pantaloni dritti e camicie overshirt – ma con un’identità precisa. Pasini ha scelto una palette essenziale: indaco scuro e nero slavato. Le etichette riportano la dicitura “fatto in Italia”, con numeri scritti a mano su ogni capo. Alcune giacche sono nate in piccoli laboratori di Rimini e Carpi; i pantaloni provengono da un’azienda artigiana del Casertano.

Fortezza da Basso: un’atmosfera raccolta per la presentazione

La sala dedicata all’evento, con pannelli grigi e luci calde, si è riempita già dalle 10.45: presenti buyer di Rinascente e Selfridges oltre a giornalisti internazionali. Pasini ha sottolineato un concetto chiave: “Ripartiamo dal tessuto vero, dalla materia. Troppa moda oggi corre dietro al marketing; noi puntiamo alla sostanza”. Nel pomeriggio sono stati mostrati anche accessori in anteprima: cappelli bucket e marsupi coordinati, sempre in denim.

Le prime reazioni dagli operatori del settore

All’uscita dal padiglione, alcuni buyer francesi hanno apprezzato la “linea pulita” dei tagli; una giornalista inglese si è detta colpita dalla “cura nei dettagli”. Un operatore coreano ha chiesto informazioni sui tempi di consegna: “Stiamo valutando una distribuzione limitata per l’autunno-inverno”, ha risposto il team commerciale di Pasini. Prezzi ufficiali ancora non ci sono; ma alcune fonti parlano di una fascia tra i 400 e i 700 euro.

Pitti Uomo conferma l’Italia del saper fare

La proposta di Pasini arriva in un’edizione della Pitti Uomo che evidenzia l’interesse crescente per le lavorazioni artigianali e i materiali premium. Gli organizzatori parlano di oltre 900 marchi presenti quest’anno alla Fortezza da Basso; molti puntano al recupero dei tessuti naturali e alle collaborazioni fra designer italiani e manifatture locali.

Guardando avanti: le prossime mosse di Pasini

“Non ci fermiamo qui”, ha detto Pasini durante una breve intervista sul terrazzo del padiglione centrale, con lo sguardo rivolto alle colline fuori Firenze. “Abbiamo già in mente altre capsule con Memory’s. L’obiettivo è continuare questa ricerca senza perdere il legame con le nostre radici”. In quella mattina umida di gennaio – tra tele indaco e lampi d’ottone – si sono intrecciate storie antiche e nuove sfide per il denim italiano.

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