Galeto al Primo Canto: Il Piatto Brasiliano Ispirato alla Tradizione Veneta

Rosa Mancuso

rmancuso@mancuso.it

20 Gennaio 2026

Porto Alegre, 20 gennaio 2026 – Un viaggio di sapori che parte dal Veneto, attraversa l’Atlantico e si trasforma nelle terre del Rio Grande do Sul, in Brasile. Il Galeto al primo canto, come lo chiamano qui, è più di un semplice piatto: è la storia degli emigranti italiani che, tra fine Ottocento e inizio Novecento, lasciarono i loro borghi tra le Dolomiti e le pianure venete per cercare fortuna nell’emisfero sud. E con loro portarono, oltre alle valigie e alle fotografie sbiadite, anche le tradizioni culinarie di casa.

Un pollo giovane, spezie e brace: la ricetta che unisce due mondi

Nel cuore di Caxias do Sul e in tanti ristoranti sparsi tra le colline gaúche, il Galeto al primo canto si mangia quasi come un rito. Il nome parla chiaro: si usa un pollo giovane, di poche settimane, marinato con aglio, olio, erbe aromatiche – a volte anche con un po’ di vino bianco – e poi cotto sulla brace. Sembra semplice, ma sono i dettagli a fare la differenza.

«Usiamo solo carne fresca, mai congelata», spiega Adalberto Lazzarotto, proprietario di una storica cantina a Bento Gonçalves, mentre sistema i piatti per il pranzo della domenica. «La marinatura è il trucco: la preparo la sera prima così il pollo prende bene tutti i profumi». Qui la brace non manca mai: la tradizione veneta si è mescolata con quella dei gauchos, veri appassionati del fuoco vivo.

Dalla Pedemontana ai pampas: l’eredità degli emigranti

Secondo gli storici locali, furono proprio i primi veneti arrivati a fine Ottocento a portare la ricetta del galeto. Solo qui, nelle cucine improvvisate tra i campi brasiliani, cominciarono le variazioni: spezie più forti, aggiunte locali come il limone verde o le foglie d’alloro. Un piatto povero all’inizio, nato per consumare rapidamente piccoli polli da cortile, divenne presto un protagonista fisso delle tavole festive nel sud del Brasile.

Il professor Silvio De Lorenzi, esperto di cultura italo-brasiliana all’Università di Porto Alegre, spiega: «Il Galeto non è solo una ricetta, ma un simbolo dell’identità italo-gaúcha. Le famiglie ancora oggi si ritrovano la domenica intorno a un tavolo grande, proprio come facevano in Veneto cento anni fa». Ecco perché molti ristoranti della zona – dalle trattorie di Nova Bassano ai locali più eleganti di Porto Alegre – lo tengono fisso nei menu del weekend.

Un piatto conviviale e popolare: prezzi e abitudini

Se passate da queste parti verso mezzogiorno – magari a Garibaldi o a Farroupilha – troverete il galeto servito in porzioni generose (mai meno di mezzo pollo a testa). Di solito arriva accompagnato da polenta fritta, radicchio stufato e poi solo dopo un bicchiere di vino locale. Il costo? In media tra i 60 e i 90 reais a persona (circa 12-18 euro), ma spesso si mangia in compagnia di amici o parenti.

«È un cibo che avvicina le persone», racconta Giovanna Trentin, alla guida della trattoria “Il Primo Canto” a Caxias. «Durante la festa della vendemmia arriviamo a servire fino a trecento polli in un giorno solo. La gente sta ore seduta senza fretta». Qui si prende tutto il tempo necessario perché il gusto si mescoli con le chiacchiere e le risate.

Tradizione che evolve: giovani chef e nuove idee

Negli ultimi anni i giovani chef hanno cominciato a dare una nuova veste al galeto originale. C’è chi aggiunge salse piccanti con peperoncino locale o accompagna il pollo con verdure meno conosciute. Niente rivoluzioni forzate però, precisa lo chef Luca Bassani: «Partiamo dalla memoria delle nostre nonne venete ma guardiamo avanti. Il galeto resta semplice e genuino».

Eppure qualche novità c’è sempre. In alcune cucine della zona provano la cottura sottovuoto prima della brace. Altri scelgono polli biologici allevati sul posto. «Rispettare la tradizione significa anche curare la qualità», ribadisce Bassani.

Un ponte tra due culture

Oltre agli ingredienti – pollo giovane, aromi e brace – il vero segreto del Galeto al primo canto sta nel gesto stesso: riunire le persone intorno a un tavolo come facevano nelle case venete prima della partenza. Così, mentre fuori le colline del Rio Grande si perdono all’orizzonte, resta viva l’eco delle voci italiane e brasiliane che ancora oggi si intrecciano. Non è solo cucina: è memoria che continua a vivere.

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