Giovani in Italia: i nuovi dati choc sulla condizione giovanile dalla Fondazione Unhate

Simone Bovolenta

s.bovolenta@bovo.it

16 Marzo 2026

Roma, 16 marzo 2026 – Sono stati presentati oggi a Roma, nel corso di una conferenza stampa alla sede della Fondazione Unhate in via di San Martino della Battaglia, i nuovi dati sulla condizione giovanile in Italia. Il rapporto, che racconta la situazione dei ragazzi tra i 15 e i 29 anni nel nostro Paese nel 2025, vuole mettere in luce disuguaglianze, precarietà e la percezione di un futuro incerto che pesano sulla vita quotidiana di questa generazione. La presentazione, avvenuta intorno alle 11 del mattino, ha visto la partecipazione di sociologi, ricercatori e rappresentanti delle principali associazioni giovanili.

Precarietà e disagio: il quadro tratteggiato dal rapporto

Secondo la Fondazione Unhate, quasi un giovane su tre (31%) si dice insoddisfatto della propria situazione economica. Una percentuale che sale fino al 46% nelle grandi periferie urbane come Tor Bella Monaca a Roma o Scampia a Napoli. «Ci troviamo davanti a una generazione che fatica a vedere prospettive solide», ha spiegato Giulia Mariani, la ricercatrice responsabile dello studio. Il nodo del lavoro resta centrale: solo il 53% degli intervistati ha un impiego stabile, mentre gli altri si trovano spesso a saltare tra disoccupazione e lavori precari o irregolari.

Molti si arrangiano con stage non pagati o contratti a termine: «Non riesco nemmeno a programmare una vacanza per l’estate», ha raccontato Martina, 27 anni, di Milano, presente all’evento. L’incertezza pesa anche nella sfera personale: uno su cinque non si sente pronto a lasciare la casa dei genitori prima dei trent’anni.

Il disagio psicologico cresce tra i ragazzi

Il rapporto mette in evidenza un aumento netto del disagio psicologico tra i giovani. Nel 2025, il 38% dice di aver vissuto almeno un episodio di ansia o depressione nell’ultimo anno. Le cause più citate? L’incertezza sul lavoro, l’isolamento sociale e quel senso diffuso di sentirsi fuori posto.

Una questione che preoccupa chi lavora nel settore della salute mentale. «Stiamo registrando un aumento delle richieste di aiuto», ha detto Stefano Bianchi, psicologo dell’ASL Roma 1. Ma l’accesso alle cure resta complicato: meno di uno su cinque riesce ad avviare un percorso terapeutico pubblico continuativo. Così molti giovani si rivolgono a risorse online o gruppi informali, spesso però insufficienti per affrontare davvero il problema.

Istruzione e mobilità sociale: un ascensore che fatica a salire

Tra le criticità spicca il tema dell’istruzione. Anche se il tasso di diplomati è salito rispetto al decennio scorso (77% contro il 69% del 2015), solo il 35% continua con studi universitari o percorsi formativi post-diploma. Le differenze territoriali restano forti: nel Sud meno del 28% dei giovani accede all’università.

«La mobilità sociale procede a rilento», commenta Chiara Lorenzetti, presidente della Fondazione Unhate. Per molti ragazzi l’origine familiare pesa ancora molto sulle opportunità future: chi nasce in famiglie con redditi bassi parte spesso svantaggiato e fatica poi a recuperare terreno.

La ricerca di partecipazione e nuove forme di impegno

Non mancano però segnali positivi. Il rapporto mostra come oltre il 42% dei giovani abbia preso parte nell’ultimo anno ad attività associative o iniziative civiche, soprattutto nelle città universitarie come Bologna e Torino. Tra i temi più sentiti ci sono la lotta al cambiamento climatico, l’inclusione sociale e i diritti civili.

Molti ragazzi scelgono modalità informali di attivismo: preferiscono gruppi autorganizzati o campagne sui social rispetto ai classici sindacati o partiti politici. Un dato – sottolineano gli analisti – che racconta il tentativo di «trovare una voce propria», nonostante le molte incertezze.

Le richieste dei giovani: ascolto e investimenti

Alla fine della presentazione sono arrivate richieste precise: più investimenti nelle politiche abitative dedicate ai giovani, un accesso più facile alle cure psicologiche e un sistema d’istruzione capace di ridurre le disuguaglianze tra Nord e Sud. «Abbiamo bisogno che ci ascoltino sul serio», ha detto Luca De Sanctis, portavoce della Rete Studenti Medi.

La Fondazione Unhate ha annunciato che i dati saranno consegnati alle istituzioni entro fine mese, «per stimolare – dicono – un confronto concreto sulle politiche giovanili». La fotografia scattata oggi restituisce l’immagine di una generazione sospesa tra paure ma anche nuove energie: una sfida che riguarda tutto il Paese.

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