Ied Firenze: postazioni innovative per l’arte rivoluzionaria del rammendo

Sara Gelmini

sgelmini@gelmini.it

2 Aprile 2026

Roma, 2 aprile 2026 – Riparare invece di buttare: in Italia e in tutta Europa si parla sempre più spesso di questa pratica come di un gesto consapevole, quasi una piccola rivoluzione. A confermarlo sono iniziative, campagne e nuove leggi che spingono la cultura del riuso, una risposta concreta sia alla crisi ambientale che alle difficoltà economiche che aumentano. “Riparare è un atto rivoluzionario”, ha detto pochi giorni fa Chiara Spadoni, portavoce dell’associazione Restart Italia, durante un incontro alla Città dell’Altra Economia a Testaccio, Roma.

La sfida contro l’usa e getta

L’appuntamento era alle 10 del mattino: una cinquantina di persone – studenti, pensionati, artigiani – si sono radunate per parlare di economia circolare, con tazze di caffè e quaderni pieni di appunti. Qualcuno aveva portato piccoli elettrodomestici rotti, altri vestiti da rammendare. Tutti con la stessa idea in testa: “Non possiamo più permetterci di buttare via tutto, è una questione di buon senso prima ancora che ambientale”, racconta Maurizio Fabbri, tecnico elettronico da trent’anni e volontario nei laboratori di riparazione.

Negli ultimi anni, secondo il Ministero dell’Ambiente, i rifiuti elettronici in Italia sono cresciuti del 15%. È un fenomeno che ormai ci riguarda ogni giorno: cellulari con batterie scariche, tostapane bloccati o televisori fuori uso finiscono troppo spesso in discarica. Eppure, come ricorda l’ingegnera energetica Ilaria Ghezzi, “il 40% di questi apparecchi potrebbe essere aggiustato con una spesa contenuta”.

L’iniziativa dei Repair Café

In città grandi e piccole i Repair Café stanno diventando un punto di riferimento per chi non vuole arrendersi all’usa e getta. A Milano, Bologna e Torino ne contano ormai più di 50. “Ogni sabato pomeriggio accogliamo chiunque abbia qualcosa da sistemare – racconta Marco Lorusso, fondatore del Repair Café San Salvario a Torino – non è solo una questione economica, ma anche sociale: si chiacchiera, ci si aiuta a vicenda”. Secondo l’Osservatorio sulla Sostenibilità Urbana, il 62% dei frequentatori ha cambiato il proprio modo di consumare dopo aver partecipato.

Questi centri spontanei crescono anche grazie ai social network. Su Facebook e Telegram decine di gruppi locali scambiano consigli e attrezzi. “Da noi si è formata quasi una piccola comunità: ci passiamo i cacciaviti e il ferro da saldare”, racconta Silvia Calvi, insegnante in pensione a Brescia.

Il diritto alla riparazione in Europa

Ma la battaglia non riguarda solo i cittadini. A marzo 2026 il Parlamento europeo ha dato il via libera definitivo alla direttiva sul “diritto alla riparazione”. Il testo impone ai produttori di mettere a disposizione i pezzi di ricambio per almeno sette anni dall’acquisto e garantisce chiarezza sui costi delle riparazioni. “È una vera svolta normativa”, commenta Andrea Dossi, giurista esperto in diritto ambientale. “Per la prima volta si scrive nero su bianco che la riparazione non è un’opzione residuale ma un diritto dei consumatori”.

Anche in Italia già si vedono i primi segnali concreti. Diverse catene di elettronica hanno aperto sportelli dedicati solo alle riparazioni degli apparecchi. “Da marzo – racconta un addetto Unieuro alla Stazione Termini – le richieste di preventivi per le riparazioni sono praticamente raddoppiate rispetto all’anno scorso”.

Un gesto che diventa cultura

Riparare vuol dire anche riportare in vita mestieri antichi. Nei quartieri popolari come Tor Pignattara a Roma o nei vicoli della Sanità a Napoli resiste la figura dell’aggiustatutto, l’artigiano che ridà vita a radio d’epoca o biciclette rotte. E mentre molti giovani cercano di imparare le basi – “Ho cominciato guardando mio nonno saldare fili su una vecchia lampada”, confida Carlo P., 27 anni –, altri aprono piccole imprese specializzate nel restauro tecnologico.

A fine mattinata alla Città dell’Altra Economia qualcuno alza orgoglioso un frullatore funzionante: “Ci ho messo due ore e qualche bestemmia – scherza sorridendo – ma ce l’ho fatta”. È proprio qui che emerge il senso dell’incontro: riparare oggi è un gesto concreto contro lo spreco, una risposta personale a una società che cambia veloce. Forse davvero una piccola rivoluzione quotidiana.

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