Milano, 5 marzo 2026 – Nel cuore pulsante di Milano, tra Brera e Porta Venezia, questa settimana si può davvero perdersi tra una galleria d’arte e l’altra. Le luci limpide di marzo fanno da cornice a un susseguirsi di inaugurazioni molto attese. Da ieri, infatti, si alternano le mostre più interessanti del momento. Spicca la nuova esposizione dedicata a Stanislao Lepri alla Galleria Tommaso Calabro. Poco lontano, invece, i visitatori si fermano davanti ai lavori di Leonor Fini, oltre che a quelli di Marina Rheingantz e Amanda Wall, in un intreccio di atmosfere e sguardi che scuote la scena artistica milanese.
Stanislao Lepri alla Galleria Tommaso Calabro
All’ingresso di via Melone 2, la mostra su Stanislao Lepri accoglie chi entra con una selezione di quadri provenienti da collezioni private, scelta e curata da Tommaso Calabro in persona. Si respira un’aria sospesa – racconta il gallerista – “Lepri ha sempre avuto una mano particolare, a tratti ironica, capace di oscillare tra il surreale e l’intimità più vera.” I suoi personaggi sembrano osservarti da dietro la tela: fermi ma inquieti.
I dettagli qui fanno la differenza: il piccolo salone con parquet, le cornici scure e le luci dirette sui quadri. Stanislao Lepri, romano del 1905, fu uno dei protagonisti della scuola surrealista parigina; amico di Fini e Masson. Oggi le sue opere, in parte dimenticate dal grande pubblico, stanno tornando ad attirare anche i giovani collezionisti milanesi. La mostra resterà aperta fino al 15 aprile; l’ingresso è libero dalle 11 alle 19.
Leonor Fini e lo sguardo che non lascia indifferenti
A pochi passi dalla Galleria Tommaso Calabro, lo Studio d’Arte Cannaviello presenta una retrospettiva dedicata a Leonor Fini, pittrice argentina naturalizzata francese. È famosa per i suoi ritratti felini e un immaginario che sa essere anche disturbante. Le tele in mostra sfuggono a qualsiasi definizione rigida: corpi androgini, volti ambigui, colori freddi. “Leonor non voleva etichette,” spiega la curatrice Giovanna Cannaviello. “Anche chi guarda reagisce diversamente: qualcuno si blocca davanti a una figura sfocata per minuti, altri invece passano oltre quasi infastiditi.”
Il via vai è costante soprattutto nel pomeriggio; ieri intorno alle 16 c’era già una piccola fila all’ingresso. Gli allestitori hanno dato spazio soprattutto ai grandi formati come il celebre “La Dormeuse” del 1957. Secondo i primi dati della galleria, solo nella giornata di apertura si sono contati oltre 250 visitatori.
Atmosfere rarefatte e tensioni intime
Proseguendo verso corso Venezia si arriva allo spazio Massimo De Carlo, dove sono esposte le opere di Marina Rheingantz, artista brasiliana nota per la sua pittura atmosferica e sfumata. Colori che si fondono tra loro e forme appena accennate, quasi paesaggi sognati. “Il confine tra sogno e ricordo è sempre incerto,” ha spiegato Rheingantz all’inaugurazione. Le sue tele – realizzate tra il 2022 e il 2025 – spesso vengono vendute prima ancora dell’apertura.
A chiudere il giro c’è la mostra di Amanda Wall allo Spazio Orr, in zona Isola: qui si incontrano i “Shadow Boys”, dipinti segnati da linee tese e volti indefiniti. Il pubblico si divide: c’è chi parla di “tracce psicologiche”, chi resta in silenzio davanti alle opere intense. Il vernissage è stato lunedì sera; tra gli ospiti anche artisti milanesi e curatori internazionali.
Milano torna a camminare tra le gallerie
Questi giorni rappresentano un momento speciale per la vita culturale della città. Dopo mesi più silenziosi – fatti di lavori in corso e mostre virtuali – finalmente il pubblico torna ad affollare gli spazi dell’arte dal vivo. “Abbiamo lavorato tanto perché ci fosse attenzione sia agli artisti affermati sia ai giovani emergenti”, dice Tommaso Calabro poco prima delle 18 con un sorriso contenuto. L’atmosfera? Discreta, quasi raccolta.
Chi entra in galleria spesso fa tappa anche nelle librerie d’arte o nei bar piccoli di via Brera per commentare le opere viste poco prima. Il calendario delle inaugurazioni resta fitto: nelle prossime settimane arriveranno nuove mostre sia nel centro sia nei quartieri più periferici. Insomma, Milano conferma il suo ruolo centrale nella scena contemporanea italiana: ogni mostra diventa occasione per guardare con occhi diversi o – almeno per qualche ora – perdersi tra visioni nuove e sguardi antichi.