Roma, 22 marzo 2026 – Papa Francesco, durante l’Angelus di domenica in piazza San Pietro, ha mostrato tutto il suo sgomento per la drammatica situazione in Medio Oriente e per i conflitti che continuano a insanguinare altre aree del mondo. Le sue parole, pronunciate poco dopo mezzogiorno davanti a migliaia di fedeli e turisti, arrivano in un momento di tensione altissima in diversi Paesi, con un numero crescente di vittime civili. Il Pontefice ha ribadito con forza che «non possiamo restare in silenzio» davanti a tanta sofferenza, invitando ancora una volta i leader mondiali a «non voltare le spalle» alle guerre in corso.
Il richiamo di Papa Francesco: “Non restiamo in silenzio”
Nel suo discorso breve ma intenso, scandito da pause e con la voce che a tratti si è incrinata per l’emozione, Francesco ha parlato di «vittime innocenti», uomini e donne travolti dalla violenza. Un passaggio chiaro e senza fronzoli: «Seguo con sgomento la situazione in Medio Oriente, così come nelle altre zone del mondo dilaniate dalla guerra». Sotto un sole ancora freddo quella mattina, il Papa si è rivolto ai presenti – famiglie, giovani, anziani – che lo hanno ascoltato in silenzio. Qualcuno stringeva rosari tra le mani, altri guardavano fissi verso la finestra del Palazzo Apostolico.
Solo poche ore prima, le agenzie internazionali avevano rilanciato notizie di nuovi attacchi nella Striscia di Gaza, ma anche lungo il confine tra Libano e Israele. Il Vaticano non indica mai esplicitamente le parti coinvolte nel conflitto, ma fonti della Segreteria di Stato spiegano che il messaggio del Papa è chiaro: «Parla al mondo intero, ma pensa soprattutto ai popoli più colpiti».
Conflitti senza tregua: Gaza, Ucraina e gli altri scenari
Nelle ultime settimane i combattimenti nel Medio Oriente hanno causato centinaia di morti tra i civili. Secondo i dati aggiornati del Ministero della Sanità di Gaza, sono più di 31mila le persone uccise da quando sono iniziate le ostilità lo scorso ottobre. L’Onu ha più volte chiesto una tregua umanitaria, ma i negoziati restano bloccati. In Ucraina la situazione non migliora: il conflitto con la Russia, ormai al secondo anno, continua a mietere vittime e a lasciare milioni di persone sfollate. Oltre a questi fronti aperti restano altre crisi attive: Yemen, Sudan e Siria.
Il Pontefice, nelle sue ultime uscite pubbliche, aveva già chiesto «gesti concreti per la pace» e l’apertura di corridoi umanitari. Stavolta però l’appello si fa più urgente: «Non possiamo chiudere gli occhi davanti alla sofferenza di così tante persone», ha detto. Un riferimento anche alle notizie recenti sui bambini senza cure o costretti a fuggire dalle loro case.
Appelli ripetuti e reazioni internazionali
Non è la prima volta che Papa Francesco dedica parte dell’Angelus ai temi della pace e del dialogo fra i popoli. Già a febbraio, durante il Concistoro, aveva invitato le diplomazie a cercare «una soluzione che non sia solo militare». Oggi le sue parole rimbalzano sulle prime pagine delle principali testate internazionali. La Casa Bianca – tramite la portavoce Karen Sweeney – ha risposto: «Accogliamo con rispetto l’appello del Pontefice alla fine delle violenze». In Israele e nei Territori palestinesi il clima resta teso: il premier israeliano Isaac Cohen ha evitato commenti diretti; dall’Autorità nazionale palestinese arriva invece un ringraziamento per la «vicinanza mostrata dal Vaticano».
Al termine dell’Angelus alcune associazioni umanitarie hanno diffuso un comunicato congiunto: «Le parole di Papa Francesco sono un richiamo forte per tutti – governi e opinione pubblica – a prendersi una responsabilità morale verso chi soffre nei conflitti», si legge nella nota firmata da Save the Children e Croce Rossa Internazionale.
L’attenzione del Vaticano sulle crisi globali
Da tempo il Vaticano segue da vicino l’evolversi delle crisi internazionali più calde. La Segreteria di Stato mantiene rapporti costanti con molte ambasciate dei Paesi coinvolti. Fonti vicine al Cardinale Parolin spiegano che «il Papa riceve aggiornamenti regolari dai nunzi apostolici». Sul tavolo ci sono anche ipotesi per nuove iniziative diplomatiche nei prossimi mesi.
«Ogni gesto conta», ha concluso oggi Papa Francesco. «Chiedo a tutti – ha aggiunto – una preghiera silenziosa per chi soffre a causa delle guerre». In piazza San Pietro è calato quasi un minuto intero di silenzio rotto solo dal suono della campana. Poi i fedeli si sono sciolti tra i colonnati. Sono rimaste le parole del Pontefice: un monito contro l’indifferenza e un invito urgente ad alzare la voce contro la guerra.