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Sara Gelmini

sgelmini@gelmini.it

26 Gennaio 2026

Milano, 26 gennaio 2026 – Questa mattina, poco dopo le 10, una folla rispettosa ma sentita si è raccolta davanti al Teatro alla Scala di Milano per la commemorazione di Franco Zeffirelli. C’erano volti noti della cultura, cittadini comuni e rappresentanti delle istituzioni. Tutti lì per un omaggio condiviso. “È stato uno che ha regalato sogni e bellezza al mondo. E quella resta”, hanno detto in tanti.

Franco Zeffirelli, l’ultimo saluto nella sua Milano

In prima fila, i protagonisti del teatro e dell’opera: registi, scenografi e giovani studenti d’arte. L’emozione si leggeva sui volti. Qualcuno stringeva tra le mani un vecchio programma di sala ingiallito dal tempo. “Zeffirelli per me era uno di famiglia”, ha raccontato Luigi Bianchi, pensionato di Porta Romana, arrivato all’alba per assicurarsi un posto. Anche il sovrintendente Dominique Meyer ha preso la parola: “Ha parlato a generazioni diverse con un linguaggio universale. Era un innovatore che non ha mai dimenticato il passato”.

Un addio semplice, scandito dalla musica: alcune arie da “Don Giovanni” e “Traviata”, dirette da giovani talenti cresciuti proprio nella scuola fondata dal regista fiorentino. Tra i presenti anche il sindaco Giuseppe Sala, che ha ricordato: “Ha fatto grande Milano nel mondo, portando la Scala ovunque”.

L’eredità artistica e umana

Franco Zeffirelli se n’è andato due giorni fa, a 96 anni, nella sua casa a Roma. Dietro di sé lascia un’eredità che non si può misurare facilmente. Regista d’opera e cinema, artista che ha segnato intere generazioni con i suoi lavori nei teatri più prestigiosi – Covent Garden, Metropolitan Opera, Arena di Verona – e film ancora studiati nelle scuole. “Chi non ha visto il suo ‘Romeo e Giulietta’? Era pura magia”, ha detto commossa una ragazza in fila mentre la cerimonia volgeva al termine.

Oltre al palco, Zeffirelli ha puntato molto sulla formazione dei giovani. Molte borse di studio portano il suo nome; l’Accademia di Firenze ha già annunciato una masterclass speciale per febbraio. Per la Fondazione Zeffirelli “il suo lascito va oltre l’arte: era un uomo capace di trasmettere insieme gentilezza e rigore”.

Milano si ferma a ricordare

Non solo alla Scala: in tutta Milano si sono moltiplicati i momenti spontanei di raccoglimento. Davanti al Teatro degli Arcimboldi, studenti dell’Accademia hanno deposto rose bianche poco prima delle 12; in via della Spiga – dove spesso il regista si concedeva tranquille passeggiate tra le vetrine storiche – fiori e biglietti lasciati accanto a una sua foto sorridente. “Era uno senza pretese”, ricorda una negoziante che lo conosceva da anni. “Entrava in silenzio, osservava tutto e ringraziava sempre”.

Per tutta la mattina la città si è mosso con calma. Nei bar attorno alla Scala si parlava quasi solo di lui; i tram rallentavano per far spazio a chi entrava nel teatro. I toni si abbassavano vicino alla piazza, come se Milano avesse deciso all’unanimità di onorare la sua memoria.

Un tributo destinato a durare

Alla fine della commemorazione è partito un lungo applauso durato più di due minuti: non un gesto formale ma un modo – ha detto uno dei presenti – “per salutare chi ha dato tanto senza mai chiedere nulla”. La Fondazione Zeffirelli ha annunciato l’istituzione di una borsa annuale per giovani registi proprio qui a Milano.

“Quella bellezza rimane”, ripetevano in molti uscendo dal teatro, quasi riprendendo le parole dette poco prima sul palco. E in quel silenzio che avvolgeva la piazza sembrava evidente quanto Franco Zeffirelli continui a parlare al cuore della città con la sua presenza discreta ma decisiva.

Le ultime note di Verdi hanno accompagnato le ultime file fuori dal teatro. In fondo alla piazza qualcuno sorrideva piano: forse è così che si ringrazia chi ci ha insegnato a sognare ancora.

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