Pizza al padellino con mostarda di mele e formaggi: la ricetta gourmet italiana da provare

Rosa Mancuso

rmancuso@mancuso.it

14 Marzo 2026

Torino, 14 marzo 2026 – Un colpo di scena nel mondo della pizza torinese: da ieri, nei locali storici del quartiere Vanchiglia, i pizzaioli hanno messo in campo una versione inedita della classica pizza al padellino. Il segreto? Un condimento insolito che già divide gli appassionati. Cinque formaggi – mostarda, zola, parmigiano, taleggio e toma di capra – si sposano su una base soffice e fragrante. A chiudere il quadro, alcune fettine sottili di mele Granny Smith, fresche e leggermente acidule. Un mix che non passa certo inosservato, per la forza dei sapori e la cura degli ingredienti.

Tradizione e sperimentazione a braccetto

Chi frequenta le pizzerie di Torino sa che la pizza al padellino è una vera istituzione: bassa, croccante ai bordi e ben alveolata. Da tempo si tenta di innovare senza però tradire le radici. “La sfida è tutta nell’equilibrio”, raccontano da “Da Gianni”, in via Sant’Ottavio. “Volevamo usare formaggi piemontesi e lombardi – spiega Lorenzo Pinna, uno degli chef – ma senza sovrastare la pasta. Le mele Granny Smith sono state la mossa giusta: portano freschezza e bilanciano sapidità e dolcezza della mostarda”.

Ieri sera i primi clienti hanno provato questa novità. C’è chi ha storto il naso (“Non me l’aspettavo così pungente”, dice Marina, 34 anni), ma altri hanno già chiesto un bis. “A qualcuno piacciono i contrasti forti – sorride Lorenzo – è una pizza che non passa inosservata”.

Ingredienti scelti con cura

La scelta dei cinque formaggi non è casuale. Il gorgonzola (detto zola nel dialetto locale) arriva dalla provincia di Novara; il parmigiano, stagionato almeno 24 mesi, viene grattugiato a mano poco prima della cottura; il taleggio dà morbidezza; la toma di capra, dalla Valle di Susa, regala un tocco deciso; infine la mostarda, cremosa e delicata.

Le fettine di mele Granny Smith, tagliate sottilissime con la mandolina, vengono adagiate a crudo sulla pizza appena tolta dal forno. “Devono rimanere croccanti – spiega ancora Pinna – solo così aggiungono quel tocco acidulo che cercavamo”. In cucina si sente il profumo intenso mentre nel forno elettrico a 280 gradi la pizza cuoce in sei-sette minuti.

Una ricetta che fa discutere

Non tutti però sono rimasti convinti. Alcuni clienti abituali vicino alla zona universitaria trovano il gusto troppo deciso: “Ci sono troppe cose insieme”, osserva Luigi S., studente di Scienze politiche. Ma tra i tavoli c’è anche curiosità: “È diversa da tutto quello che si trova in città”, confida un gruppo di amici seduti vicino all’ingresso. La discussione si accende: qualcuno vorrebbe aggiungere noci o miele, altri preferirebbero meno mostarda.

L’idea viene dalla tradizione del Nord Italia: abbinare formaggio e frutta non è una novità qui. Lo ricorda Carla Fiori, esperta gastronomica locale: “La vera novità è portare tutto questo sulla pizza al padellino, rispettando l’impasto soffice ma lasciando spazio ai sapori decisi”.

Tra marketing e identità torinese

Questa novità arriva proprio mentre le pizzerie torinesi cercano di ritagliarsi uno spazio tra le grandi scuole italiane. I prezzi restano bassi – intorno agli otto euro per una pizza abbondante – mentre la clientela si divide tra studenti e famiglie. “Il rischio era esagerare con le mode – ammette Marco Bianchi, titolare della pizzeria – ma ci sembrava giusto provarci”.

Ora saranno i numeri a decidere se questa pizza al padellino con mele Granny Smith conquisterà anche i palati più scettici o resterà un esperimento per pochi appassionati. Nel frattempo chi passa da via Sant’Ottavio può chiedere uno spicchio da assaggio e farsi un’idea: sarà davvero all’altezza delle migliori pizze torinesi?

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