Tre scuole italiane tra le top 14 accademie di moda al mondo secondo Vogue Business

Sara Gelmini

sgelmini@gelmini.it

22 Gennaio 2026

Milano, 22 gennaio 2026 – Tre scuole di moda italiane si piazzano tra le prime quattordici al mondo nella classifica annuale sulla reputazione accademica pubblicata lunedì da Vogue Business. La notizia, arrivata in mattinata, conferma ancora una volta il ruolo centrale dell’Italia nella formazione del settore moda e rilancia il dibattito sulla capacità del nostro Paese di attrarre e far crescere i talenti di domani.

Italia protagonista tra i big della formazione moda

Nel dettaglio, secondo quanto riportato da Vogue Business, a distinguersi sono la Domus Academy, l’Istituto Marangoni e il Politecnico di Milano. Queste realtà si confrontano alla pari con istituzioni storiche come la Central Saint Martins di Londra e la Parsons School of Design di New York. “Siamo molto soddisfatti – ha detto ieri sera Francesca Petroni, docente alla Domus Academy –: questo riconoscimento arriva direttamente dagli addetti ai lavori ed è il frutto di un lavoro costante su innovazione e apertura internazionale”.

Nel complesso, le scuole italiane rappresentano più di un quinto delle istituzioni presenti in classifica, a sottolineare quanto la tradizione manifatturiera e creativa del Paese sia viva anche nel percorso formativo. L’indagine si basa su un ampio campione di opinioni raccolte tra professionisti, ex studenti, direttori creativi e aziende del settore.

Criteri di valutazione e metodo: parola agli esperti

Le valutazioni tengono conto di parametri come l’inserimento nel mondo del lavoro, la qualità dei corsi e i legami con l’industria. “I nostri programmi nascono proprio per stare in contatto quotidiano con le aziende – commenta Chiara Simonelli, responsabile relazioni esterne di Marangoni –; per noi la moda si impara anche sul campo, dentro le fabbriche tessili lombarde o nei laboratori artigianali di Firenze”. Non si tratta solo di passerelle o sfilate: nella classifica entrano anche elementi come innovazione tecnologica, attenzione alla sostenibilità e capacità di preparare i giovani a un settore che cambia rapidamente.

Il ruolo delle città e l’impatto sui giovani designer

Milano resta al centro della scena. Ogni anno sono quasi mille gli studenti stranieri che scelgono il capoluogo lombardo per seguire i corsi delle scuole entrate nella top 14 mondiale. L’appeal della città è cresciuto anche grazie agli eventi legati alla moda (basti pensare all’ultimo Salone dello Studente, gremito fin dalle prime ore) e alle iniziative organizzate direttamente dalle scuole per orientare gli studenti.

Non c’è solo Milano: anche Firenze e Roma sono mete sempre più frequentate per open day, stage e collaborazioni che permettono ai giovani italiani di confrontarsi con coetanei da tutto il mondo. “Siamo orgogliosi di vedere tanti nomi italiani in questa lista”, ammette Sara Lucarelli, ventunenne iscritta a Marangoni. Lei stessa racconta che l’atmosfera nelle aule è “molto competitiva ma stimolante”.

Tradizione, innovazione e sfide future

L’Italia parte da una tradizione salda nel “fatto a mano”, nella sartoria e nei distretti industriali che hanno fatto grande il Made in Italy con brand come Prada, Gucci o Valentino. Oggi però la sfida più grande è mettere insieme questa storia con nuove competenze digitali: stampa 3D, intelligenza artificiale applicata ai tessuti, sostenibilità nei processi produttivi. “Solo così potremo davvero prepararci al futuro”, spiega Giovanni Maggi, docente del Politecnico.

Gli stessi studenti ammettono che il passaggio più difficile resta inserirsi nel mercato globale: “Qui impariamo le basi ma per emergere serve uno sguardo internazionale”, dice Letizia Spadafora, originaria di Palermo.

Reputazione internazionale e impatto economico

Secondo l’ultimo rapporto Almalaurea, il 76% dei diplomati nelle principali scuole di moda italiane trova un lavoro stabile entro un anno dal diploma. Numeri importanti che confermano il valore aggiunto delle nostre scuole ma sollevano anche questioni su stipendi, contratti e possibilità di crescita professionale. Le aziende della moda – spiega Confindustria Moda – puntano sempre più su figure formate in Italia, apprezzando flessibilità e competenze trasversali.

Per il prossimo anno sono già previsti workshop con docenti internazionali e collaborazioni con maison estere. La strada è chiara: restare competitivi senza rinunciare alla tradizione.

Milano si conferma così snodo fondamentale nella mappa mondiale della moda. Una realtà vivace fatta di laboratori aperti fino a sera, borse di studio appena assegnate e giovani che affollano i caffè del centro con tessuti sotto braccio. Dove la formazione diventa ogni giorno una delle chiavi dell’identità italiana nel mondo.

×