Uova alla Monachina: la ricetta golosa con capperi, tonno e acciughe perfetta per Pasqua e brunch

Rosa Mancuso

rmancuso@mancuso.it

1 Marzo 2026

Napoli, 1 marzo 2026 – Le uova alla monachina non sono le solite uova sode: questa specialità della tradizione partenopea torna a farsi strada sulle tavole di chi cerca sapori forti e una preparazione che stupisce. A Napoli, tra fine febbraio e inizio marzo, praticamente ogni gastronomia espone almeno un vassoio di queste uova ripiene di capperi, tonno e acciughe, passate in una sottile panatura e fritte in olio caldo. Piacciono a tutti, sia a chi vuole un antipasto sostanzioso sia a chi punta a un brunch originale.

Tradizione napoletana: le origini delle uova alla monachina

La storia delle uova alla monachina affonda le radici nelle cucine dei conventi napoletani, da cui deriva anche il nome. Nel centro storico si racconta ancora che la versione autentica sia nata tra le mura di Santa Chiara. “Mia nonna le faceva solo a Pasqua – racconta Luisa, 68 anni, mentre fa la spesa al mercato di Porta Nolana – Le uova si svuotavano con calma e si riempivano con quel poco che c’era. Poi si friggevano nell’olio buono: era una vera festa”.

La tradizione orale vuole che questa ricetta venisse preparata durante le grandi feste religiose, quando si poteva mangiare qualcosa di più ricco. Col tempo però le uova alla monachina hanno conquistato anche i brunch in famiglia e i buffet di matrimoni o prime comunioni.

Ingredienti e procedimento: il cuore saporito della ricetta

Gli ingredienti sono semplici ma ben definiti: uova sode, capperi dissalati, tonno sott’olio ben sgocciolato e qualche filetto di acciuga. “Il trucco – spiega lo chef Antonio Gallo, titolare di una trattoria ai Quartieri Spagnoli – sta nel bilanciare bene i sapori. Non si deve esagerare con i capperi né con il sale delle acciughe, altrimenti l’uovo viene coperto”.

Si parte tagliando le uova sode a metà e togliendo i tuorli, che poi vengono schiacciati insieme al tonno, ai capperi e alle acciughe fino a ottenere un composto omogeneo. La farcia viene rimessa negli albumi; poi si passa tutto in una leggera panatura fatta con farina, uovo sbattuto e pangrattato, prima di friggere velocemente in abbondante olio caldo. Il risultato? Una crosticina croccante fuori e un ripieno morbido e gustoso dentro.

Quando servirle: brunch o Pasqua, le occasioni giuste

Le uova alla monachina tornano protagoniste soprattutto poco prima della Pasqua, quando la tradizione partenopea vuole piatti ricchi sulle tavole. Negli ultimi anni però, complice la voglia di cibi da condividere tra amici (magari durante un brunch domenicale), la ricetta ha superato i confini delle festività. Nei quartieri del Vomero e Chiaia non mancano locali che propongono versioni rivisitate: “Da noi sono un antipasto fisso – conferma Giuseppe Romano, responsabile di un bistrò in via Scarlatti – ma molti clienti le ordinano anche a colazione”.

Calde appena fritte sprigionano tutto l’aroma tipico della cucina napoletana; fredde o a temperatura ambiente stanno bene con insalate fresche o verdure primaverili.

Varianti moderne e consigli degli chef

Alcuni chef aggiungono alle uova farcite un pizzico di senape o prezzemolo fresco tritato fine. In certe trattorie usano tonno fresco scottato invece del classico sott’olio oppure inseriscono un cucchiaino di maionese nella farcia per renderla più cremosa. C’è anche chi preferisce cuocerle al forno invece di friggerle.

“L’importante – avverte Gallo – è non perdere l’essenza della ricetta: deve restare rustica, intensa ma mai pesante”. E poi il consiglio resta sempre valido: “Fatele poco prima di portarle in tavola così la panatura resta croccante”.

Quanto costano e dove trovarle a Napoli

In media per sei uova farcite si spendono dai 5 agli 8 euro nelle rosticcerie storiche del centro città. Da Scaturchio a Spaccanapoli fino ai laboratori di via Toledo nei giorni prima della Pasqua si formano code davanti ai banconi soprattutto verso mezzogiorno.

Molte famiglie però preferiscono farle in casa. “Con pochi ingredienti fai felice tutta la famiglia”, dice Stefania, giovane mamma che vive a Piazza Cavour. Il suggerimento finale? Un buon pane casereccio per accompagnare e soprattutto nessuna fretta: solo così le uova alla monachina mostrano davvero il loro carattere autentico.

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