Hui alla Milano Fashion Week: l’arte millenaria del ricamo cinese diventa moda contemporanea

Sara Gelmini

sgelmini@gelmini.it

2 Marzo 2026

Milano, 2 marzo 2026 – La nuova collezione Her Threads di Hui ha fatto il suo debutto oggi alla Milano Fashion Week, portando in passerella un racconto intenso sul valore della memoria e della tradizione. Nel cuore dello Spazio Savona 56, la designer Zhu Hui ha scelto di mettere in luce il legame profondo con la cultura orientale, rivisitando in chiave moderna l’antica arte cinese del Nü Gong, un ricamo femminile tramandato di generazione in generazione.

Una collezione che parla di identità

Per questa stagione, Hui punta tutto sull’identità femminile. Le modelle hanno sfilato indossando capi in cui il filo è protagonista assoluto, intrecciandosi a tessuti come organza, cotone e seta. Dietro le quinte, la stilista – visibilmente emozionata – ha spiegato: “Il ricamo non è solo una decorazione, ma un modo per tenere viva la memoria collettiva delle donne che ci hanno preceduto”. Ogni abito, dalle tuniche lunghe alle camicie morbide e fluide, mostra dettagli lavorati a mano che richiamano simboli antichi, reinterpretati però in modo fresco e contemporaneo. Piccoli motivi floreali si mescolano a lettere e parole ricamate con un tratto quasi infantile: “Volevo dare voce a chi, attraverso il filo, ha sempre trovato un modo per raccontarsi”, ha aggiunto Hui.

Il richiamo al Nü Gong: tradizione e resilienza

Al centro della collezione c’è una ricerca intensa sull’arte del Nü Gong, una pratica antica che nelle province di Jiangsu era appannaggio delle donne dei villaggi. Un lavoro lento e paziente, passato da madre a figlia, con cui si narravano storie di famiglia e si superavano momenti difficili. Per mesi il team creativo ha sfogliato testi antichi e incontrato artigiane tra Suzhou e Wuxi. L’obiettivo era non solo riportare alla luce le tecniche ma anche catturare quello spirito di resilienza che anima questa tradizione. In passerella, quei gesti lenti si sono trasformati in motivi essenziali e silhouette leggere, lontane da ogni nostalgia e più vicine a uno stile attuale.

Reazioni in sala e prospettive internazionali

Il pubblico della Fashion Week – con buyer asiatici seduti in prima fila, operatori italiani del settore e volti noti come Giovanna Battaglia Engelbert – ha accolto con interesse la proposta di Hui. “Mi piace l’idea di parlare di radici senza cadere nel folklore”, ha commentato una giornalista giapponese a fine sfilata. Secondo i dati degli organizzatori, più di 600 persone tra addetti ai lavori e stampa estera hanno assistito allo show. Hui conferma così il suo ruolo come una delle voci più promettenti sul mercato globale, capace di restare legata alle proprie radici pur dialogando con i linguaggi della moda europea.

Dettagli sartoriali e colori

Sulla passerella sono passati abiti lunghi dai toni delicati – beige, rosa antico, verde salvia – alternati a tailleur dalle linee maschili arricchiti da ricami tono su tono. Spiccano le giacche boxy con cuciture ben evidenti, indossate sopra gonne plissettate o pantaloni morbidi. “Abbiamo giocato sui contrasti: materiali tecnici accanto a fibre naturali; forme rigorose insieme a dettagli imprevedibili”, ha detto la direttrice creativa poco dopo le 13 nel backstage. L’unico tocco più acceso? Un paio di abiti rosso lacca e oro pallido: un omaggio ai colori imperiali dell’Asia orientale.

Memoria che diventa racconto visivo

Non sono mancati richiami al guardaroba occidentale – camicie oversize, blazer senza rever, accessori in pelle dai toni neutri – sempre però rivisitati secondo una logica di contaminazione culturale. “Solo così la memoria diventa racconto visivo”, ha confidato Hui agli amici arrivati da Pechino per l’occasione. In sala si respirava quella strana atmosfera sospesa tra passato e futuro, tra voglia di restare ancorate alle radici e desiderio di guardare avanti.

Con questa collezione Hui porta sul palcoscenico internazionale un messaggio forte: una femminilità fatta di memoria condivisa ma anche di capacità di rinnovarsi continuamente. Milano, per qualche ora, ha accolto così la voce silenziosa ma potente delle donne del Nü Gong.

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